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sabato 20 giugno 2015

Passi. Nuovi ingredienti nella mia vita.



La mattina oggi è grigia nella Valle. Svegliarmi qui è sentire l'odore di terra che si abbraccia con l'odore di caffè. Oggi fa freddo (si, freddo) e c'è acqua nell'aria, e sull'erba, e sui monti.

Non c'è pc da quando mi sveglio qui, ma passi lenti in pigiama in mezzo ai miei amici: creature che ogni giorno saluto andando in visita presso ognuno di loro.
Dicono che in montagna non ci sia molto da guardare, e che il paesaggio è fisso e sempre uguale, ma non concordo: per me cambia continuamente. È per questo che mi avvicino ad ogni mio albero, ogni cespuglio, ogni fiore, controllando che tutto sia a posto, che non ci sia nulla che deve dirmi, le novità del giorno.
Non trovo mai due volte lo stesso scenario.

Mi aggiro silenziosa assordata dal canto degli uccelli: ho scoperto che la città è muta in confronto al "rumore" che c'è qui. Questione di frequenze, forse, alle quali non ci sintonizziamo correttamente. 
La gente viene qui e mi dice "che silenzio..." E io mi stupisco: silenzio?? Qui??? Nemmeno le stelle qui sanno tacere!

È una droga per me: stare qui mi cambia dentro. Divento un'altra, così diversa da me che non mi riconosco.
Da bambina vedevo mio padre aggirarsi tra i sentieri della nostra terra e non capivo. Solo adesso so che anche lui faceva lo stesso: andava in visita, salutava, controllava, PENSAVA (o meditava, se volete).

Mai avrei creduto di diventare così.
È come imparare un'altra lingua: cominci pian piano a sentire cose che prima non capivi, la pelle ascolta, gli occhi decifrano, l'udito comprende. Capisci cose che non hanno parole.
Hai sensi "in più" che ti fanno cogliere il linguaggio degli animali quando sta per succedere qualcosa, e io, nonostante neofita, comincio a non sbagliarmi tanto spesso.
Sento il vento che sta per cambiare, la terra che scricchiola quando sta per arrivare il caldo, il silenzio prima della pioggia.

Stamattina le api sono indolenti. Chi ci avrebbe pensato? Sono lente, e non so perché. Le gazze sono più coraggiose del solito, e si avvicinano. La lavanda è distratta da cose più importanti che profumare. I cani stanno a guardare.
Io cerco il maglione e penso che è una mattina strana oggi qui nella valle.
Io ho bisogno di guarire da qualche stanchezza di troppo, e mi chiedo perché sia sempre necessario andare via.

Vorrei restare. Vorrei smettere di navigare. Ma non è ancora il tempo, e aspetto ancora una volta di prendere il largo, con nuove radici nel cuore.

1 commento:

Micaela Asag ha detto...

Bello... Sorridevo mentre leggevo il tuo commento e pensavo quanto è vero...
Pace... che si può respirare, sentire sulla pelle e sull'anima...
A presto!! E complimenti per il tuo magnifico blog!!

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E' per questo che ogni tanto latitiamo...