Foto e contenuto dei post sono di proprietà dell'autrice.

Riproduzioni, anche parziali, necessitano di autorizzazione preventiva.
Visualizzazione post con etichetta Ricette personali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ricette personali. Mostra tutti i post

sabato 22 febbraio 2025

Plumcake olio&acqua: semplice, leggero e senza lattosio


Se desiderate un dolce soffice e genuino, perfetto per la colazione o la merenda, il plumcake olio & acqua è la soluzione ideale. Questa ricetta, facile da realizzare, vi sorprenderà per la sua leggerezza e delicatezza.

Oggi preparo uno dei miei dolci preferiti: il Plumcake Olio & Acqua!
Soffice, leggero e perfetto per la colazione o la merenda, senza burro e senza latte… ma incredibilmente buono! L’uso dell’acqua al posto del latte e dell’olio al posto del burro rende l’impasto incredibilmente morbido, regalando un risultato che si scioglie in bocca.

Lo preparo spesso perché è facile, veloce e sempre un successo. E se volete renderlo ancora più goloso, provate ad aggiungere gocce di cioccolato o un tocco di rum!
Seguite passo dopo passo la preparazione e scoprite come ottenere un dolce irresistibile!


 ingredienti

  • 250 g di zucchero (io ne uso 200 g)

  • 250 g di farina 00

  • 130 g di acqua (se si usa il latte, il risultato non sarà lo stesso)

  • 130 g di olio di semi (col burro non risulta altrettanto soffice)

  • 3 uova

  • 1 bustina di lievito per dolci

  • Vanillina o aromi a piacere (ad esempio rum o altro liquore)

  • Uvetta o gocce di cioccolato infarinate (facoltativo)


preparazione

  1. In un robot da cucina o con le fruste elettriche, montate le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.

  2. Con le fruste ancora accese, aggiungete l'olio a filo, poi l'acqua e il liquore scelto.

  3. Incorporate la farina poco alla volta e, infine, il lievito setacciato.

  4. Se volete arricchire il plumcake, aggiungete l'uvetta o le gocce di cioccolato leggermente infarinate.

  5. Il composto risulterà piuttosto liquido: è proprio questo il segreto della sua incredibile morbidezza!

  6. Ungete o rivestite con carta forno uno stampo da plumcake stretto e lungo, quindi versate il composto.

Versione Marmorizzata

Per una versione bicolore, versate poco più della metà del composto nello stampo. Nel restante impasto, aggiungete un cucchiaio di cacao amaro setacciato e mescolate bene. Versatelo sopra il composto bianco e create l'effetto marmorizzato facendo dei cerchi concentrici con uno spiedino o un coltello.

Cottura

Infornate in forno preriscaldato a 180°C per circa 30 minuti. Dopo 15 minuti se il vostro forno lo richiede potete diminuire la temperatura a 170°C
Fate sempre la prova stecchino prima di sfornare.

Lasciate raffreddare il plumcake nello stampo. Potete gustarlo al naturale o farcirlo a piacere!

Provate questa ricetta e fatemi sapere nei commenti come vi è venuta! 🍰





-----------

© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 1 febbraio 2016

Palline fritte dolci allo yogurt: come fare frittelle asciutte in 5 minuti

Piccole palline dolci di pasta fritta che si preparano in 5 minuti di orologio. Sono facili, buone, con lo yogurt nell'impasto. E sono così asciutte che faticherete a cospagerle di zucchero!

palline fritte dolci allo yogurt

Le frittelle piacciono a tutti, si sa... Ma spesso non si ha voglia di mettersi a impastare e aspettare la lievitazione.

Queste però sono davvero veloci da preparare, e non richiedono lunghe attese. In 5 minuti sono pronte per la frittura!
Perché il vostro fritto sia perfetto non dimenticate le regole d'oro, che trovate in questo post ;)

In più, vi garantisco che per realizzare queste palline non sporcherete assolutamente il vostro piano cottura. E alla fine avrete da lavare solo la ciotola, due cucchiaini, una frusta e il tegame dove avete fritto. Mica male, no?

palline fritte dolci allo yogurt
ingredienti

Per una quarantina di palline, circa:
  • 200gr di farina 00 integrale bio
  • 50gr di amido di grano
  • 150gr di yogurt compatto greco
  • 100gr di zucchero di canna
  • 8gr di lievito per dolci
  • 2 uova piccole oppure 1 grande
  • liquore a scelta (io limoncello)
  • un pizzico di sale
  • scorza di mezzo limone piccolo, finemente grattugiata
  • olio di semi di girasole per friggere (circa mezzo litro)
  • zucchero semolato per decorare (se volete anche di canna)
preparazione

In un contenitore a bordi alti setacciate le farine e versate al centro le uova leggermente sbattute.

Unite lo yogurt, mescolate, leggermente, unite quindi lo zucchero, il liquore, la scorzetta di limone (senza la parte bianca)  e per ultimo il lievito.

Mescolate per un minuto con le fruste elettriche, fino ad ottenere una pastella soda che potrete maneggiare tra due cucchiaini.

Intanto portate a temperatura l'olio in un tegame a bordi alti.
Sarà pronto quando raggiungerà la temperatura di 180° (se non avete il termometro usate uno sbuffo di farina, che dovrà sfrigolare quando la versate sull'olio.

Prendete una piccola quantità di impasto con un cucchiaino (quando sarà nell'olio gonfierà parecchio, quindi non abbondate) e lisciatelo passandolo tra un cucchiaino e un altro. Versatelo quindi nell'olio: vedrete che le palline si girano praticamente da sole! Non mettete troppe palline per volta per non abbassare la temperatura dell'olio.

Assicuratevi che abbiano un colore uniforme su tutti i lati quindi sollevatele con una schiumarola. Passatele su un piatto coperto con un tovagliolo, anche se praticamente ne uscirà ASCIUTTO!

Ci tengo a sottolinearvi che se procederete correttamente QUESTE FRITTELLE NON SCHIZZANO, e la vostra cucina rimarrà intatta come appena pulita. Vi do la mia parola.

Terminata la frittura, cospargete con zucchero semolato e servite.

-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

mercoledì 27 gennaio 2016

Tortini alla ricotta e gocce di cioccolato, senza olio né burro

Candidi cupcake con la ricotta nell'impasto, circondati da gocce di cioccolato e infornati in stampi in silicone a forma di fiore. Leggeri, umidi come piace a me, e tanto golosi!

cupcake con ricotta

Ero indecisa.
La fretta, gli impegni, nemmeno un attimo di respiro.
Avrei voluto preparare molte cose, ma alla fine ho dovuto conciliare il desiderio con i doveri quotidiani.
Una ricetta semplice: ho scelto qualcosa che mi evoca candore, leggerezza, ma nello stesso tempo ti accompagna a tutte le ore del giorno: per colazione, a metà mattina, a merenda, mettono tutti d'accordo. 

Ed è stato allora che ho pensato che nella semplicità si racchiude una grande forza. I grandi cammini, del resto, si fanno così: un passo dietro l'altro, semplicemente.
(dedicato ad Alessandra)
ingredienti

Per 10 cupcake a forma di fiore
  • 2 uova
  • 150g di zucchero
  • 150g di ricotta di pecora asciutta e ben scolata
  • 125gr di yogurt bianco senza zucchero (io greco)
  • 200g di farina 00
  • 15gr di lievito per dolci
  • 1 bicchierino colmo di limoncello
  • un pizzico di cannella 
  • gocce di cioccolato q.b.
cupcake con ricotta

preparazione

Mettere in freezer le gocce di cioccolato.
Tirare fuori le uova dal frigo fino a che non diventano a temperatura ambiente, montare quindi i tuorli con metà dello zucchero usando una frusta elettrica. Tenere da parte.

Montare anche gli albumi con la rimanente metà dello zucchero, tenere quindi da parte.

Nel frattempo mescolare la ricotta con lo yogurt, il limoncello e la cannella.
Setacciare la farina con il lievito e unirla al composto precedente.

Unire ai tuorli, delicatamente.
Infine aggiungere gli albumi con attenzione facendo in modo da non smontarli.
Terminare con le gocce di cioccolato.

Versare negli stampi e infornare a 170° (forno statico) per 20/25 minuti (vale la prova stecchino).

-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 23 marzo 2015

#iLoveMe: la strada per la felicità

La felicità, come sappiamo, non è una meta ma un viaggio.
Per essere felici basta poco, un poco che talvolta può sembrare tanto.



Essere felici è essere consapevoli: essere in costante ascolto attivo di ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Quando impari ad ascoltare la voce del cuore (o della mente, o dell'anima), immediatamente tutto diventa chiaro.

Ma la voce del cuore è spesso flebile e confusa, sopraffatta da tutte le etichette, i pregiudizi, i condizionamenti esterni coi quali siamo cresciuti. Tuttavia, quando l'ago della bilancia è dentro di te, le cose sono più semplici, e la felicità diventa a portata di mano.

Il primo passo è quindi mettersi in ascolto.
Non servono regole, né scuole, per questo, perché ciò che ti serve è un messaggio che arriva da dentro. Non importa quanto tempo sarà necessario per realizzarlo, la felicità nel farlo inizia da subito.

Abbiamo un corpo saggio che merita di essere trattato bene.
Cibi sani e nutrienti, il movimento più vicino alle nostre esigenze, un sonno che ristora, l'interesse per le piccole cose, un pizzico di passione tra le nostre attività, un po' di tempo con gli amici, due o tre passi nella natura ogni giorno, un momento di silenzio che ci riconcili col mondo.
Scegli da dove cominciare. Scegli il meglio per te.
Su Facebook, seguimi con l'hashtag #iLoveMe.
Tutti possiamo essere d'ispirazione per gli altri: e tu, cosa farai oggi per volerti bene?


-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

venerdì 27 febbraio 2015

Lo sport che cura il corpo e la mente: i miei consigli per iniziare

L'attività fisica è indispensabile per la nostra salute, non solo per la nostra silouhette. A volte iniziare da zero è difficile, ma è un regalo importante che facciamo al nostro corpo ma soprattutto alla nostra mente. Allenarsi sviluppa endorfine, e migliora metabolismo e umore per molte ore che seguono il nostro allenamento.

trovata su kalenji-running.com/it


Sono mesi di pioggia battente, nella bella Sicilia. Tra le scuse che da quando è iniziato l'inverno  inventavo a me stessa per giustificare la mia mancanza di allenamento fisico, la pioggia la faceva da padrona. Domenica scorsa (giorno di pioggia incessante, manco a dirlo!) ho detto "io ricomincio: che può succedermi? Mi verrà una febbre o un raffreddore? Poi passeranno e tornerò ad allenarmi con un sistema immunitario migliore".

Dall'inizio di questa settimana ho ricominciato a correre. Sì, a correre.
Non lo avrei mai pensato, eppure è successo: credevo che le camminate veloci sarebbero durate parecchio, dato il lungo periodo di fermo dagli allenamenti (sei mesi).

E invece, già al primo giorno sentivo la voglia prudere sotto le gambe smaniose di correre (ma ho troppa paura dei miei problemi ortopedici e articolari).
Al secondo giorno correvo 15 minuti di fila, al diavolo le articolazioni (si fa per dire)!
Al terzo giorno ero già a trenta minuti.
Ho corso sotto la pioggia, lentamente ma con una felicità enorme.

Non sono del tutto sicura che il mio ragionamento sul raffreddore sia proprio così, ma quel che importa è la mia convinzione nel credere che la pioggia non può farmi alcun male. A volte i "contenuti" esterni sono solo la parte più insignificante che testimonia invece percorsi mentali ben più significativi.

Sarà la volta buona? Ricadrò in stanchezze, fallimenti, rinunce? Chi può saperlo, il domani deve ancora venire. Se c'è una lezione che ho imparato da questi ultimi sei mesi di mancato allenamento (e tanto altro di poco felice) è che non bisogna mai considerarsi "arrivati".
Quel che conta è l'Oggi: oggi sono di nuovo on-the-road, e questo è importante.

Mentre corro il cervello mi va a mille: è come se si creassero infinite connessioni neuronali che mi portano idee fresche e nuove. Alcune sono riflessioni profonde, altre sono ispirazioni appena accennate, ma tanto benefiche.
Sarà che da tempo pratico uno sport che unisce l'attività fisica alla meditazione, una sorta di consapevolezza (mindfullness) unita al movimento sportivo.
E così la forza muscolare si allena insieme a quella della mente.

La corsa, o la camminata, o la marcia veloce (fitwalking per alcuni) sta attirando tantissima gente, perché è uno sport alla portata di tutti, facile ed economico, e si può praticare in tutte le condizioni.

Essendo ormai una veterana di questo esercizio, ecco i miei consigli sull'argomento.

  • Trova il momento migliore nella tua giornata per praticare esercizio fisico, e se possibile mantieni lo stesso orario di allenamento.Io corro al mattino, perché i miei impegni me lo consentono e perché per me è il momento di migliore energia fisica.

  • Bevo abbondantemente ma fino a un'ora prima del mio allenamento: correre con lo stomaco pieno, o peggio ancora con la vescica pressante, riduce di molto le mie prestazioni (questo non significa cercare delle performance migliori ma anche un senso di benessere indispensabile ad ottenere il massimo del beneficio dall'allenamento).

  • Entro tre ore dall'allenamento non mangio cibo grasso o latticini: prediligo cibi naturali, freschi, e di origine vegetale.

  • È importante procedere gradualmente, e concentrarsi non sull'obiettivo finale ma sull'allenamento odierno. Questo significa che quando ricomincio lo faccio con una passeggiata, o una camminata, o una marcia, aumentando pochi minuti a settimana perché l'impatto sia graduale.

  • Ascolto il mio corpo: contrariamente a quello che ogni coach vi dirà, non seguo un programma pre-definito. Per ogni sessione, lascio che sia il mio dialogo interiore a guidarmi verso il mio allenamento migliore. Cerco di muovermi all'interno delle mie oscillazioni tentando di migliorare nel modo giusto la mia curva di allenamento. Ci saranno giorni in cui ho più energia, momenti in cui ho bisogno di rallentare: questa è la vita, questo è il modo di allenare il mio dialogo corpo-mente, e che sarà il vero risultato definitivo che porterò con me nelle altre attività di ogni giorno. Abbi cura di te oggi, se vuoi tornare ad allenarti domani.

  • Sto molto attenta al mio abbigliamento: banale? Ma non scontato. "Camminatori" non ci si improvvisa. Cominciando da scarpe tecniche indispensabili a prevenire dolori e infortuni (che mi metterebbero in convalescenza dopo pochi giorni), faccio della temperatura corporea una mia alleata. Se fa freddo mi copro di più, se fa caldo mi scopro, scelgo materiali traspiranti per una termoregolazione costante e ideale. Non porto mai pesi con me: niente tracolle, borsellini, né altri accessori legati a qualsiasi parte del corpo. Niente acqua o borsellini. Anche un piccolo peso modifica l'equilibrio e la postura e alla lunga causa dolori e infiammazioni (le chiavi sono ridotte al minimo, non un intero mazzo!).

  • Quando ho troppo caldo (per me raramente, ma siamo ancora in inverno, rallento: i capogiri possono essere pericolosi. Respirare profondamente aiuta a ripristinare il normale battito cardiaco.
Per concludere:  non importa quanto corri, importa che tu oggi corra. Il segreto di iniziare un'attività fisica quando non si è allenati è non pensare in grande (e non fare confronti!) per non scoraggiarsi: ogni minuto di allenamento sarà prezioso e sarà meglio di un minuto passato ad oziare sul divano.


-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 16 febbraio 2015

Tortine al limone con soli albumi e senza lattosio: facilissime e leggere

Un dolce molto profumato ma leggero, preparato con soli albumi, sensa lattosio e con pochi grassi. Risultato sofficissimo per delle tortine deliziose, sia per gli allergici che per chi vuole rimanere in forma!

tortine al limone con soli albumi e senza lattosio

Sono partita da una base quattro quarti a cui ho fatto delle sostituizioni: l'olio sostituisce il burro (con le dovute proporzioni) e ho usato solo gli albumi. Non c'è latte, ma acqua e limoncello. Insomma, pochi ingredienti ed il gioco è fatto!

 tortine di soli albumi (senza lattosio)

ingredienti

  • 150gr di albumi (circa 3)
  • 100gr di acqua + 50 gr di limoncello
  • 150gr di farina debole (00 per dolci)
  • 150gr di zucchero semolato
  • 100gr di olio di semi di girasole
  • 8gr di lievito per dolci
  • scorza di 1 limone piccolo
preparazione

Ho montato gli albumi a neve fermissima e messo da parte (se siete in un ambiente caldo mettete in frigo).

Ho mescolato lo zucchero con l'olio, l'acqua e il limoncello.

Ho setacciato la farina con il lievito e l'ho aggiunta al composto precedente.

Intanto ho preriscaldato il forno a 175°.

Ho incorporato gli albumi al composto con una spatola, con movimenti dall'alto verso il basso, senza smontarli.

Ho versato in 18 stampini in silicone monoporzione e ho cotto per circa 15 minuti (dipende dal vostro forno) facendo la prova stecchino.

Per mantenere la loro sofficità non devono cuocere troppo a lungo ma rimanere un po' umidi; una cottura troppo prolungata li renderà gommosi, ed il perché è presto detto: sono gli albumi che, quando sottoposti ad una temperatura troppo elevata, formano un reticolo proteico più fitto e perdono acqua.

Lo stecchino dovrà comunque uscire perfettamente asciutto, quindi la cottura andrà controllata a vista negli ultimi minuti. Il colore associato alla consistenza perfetta è quello che vedete in foto.

-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

giovedì 23 ottobre 2014

Torta di zucca e ricotta con semola di grano duro

La semola di grano duro incontra la zucca e la ricotta. Il cioccolato le avvolge. La torta d'autunno è pronta ad incantare il nostro dopo-cena!

Torta di zucca e ricotta con farina di semola di grano duro


Le torte con la semola di grano duro mi incuriosiscono molto: pare abbiano una consistenza più rustica per la granulometria della farina. Allora, mi sono detta, andrà bene per un dolce che ha tra gli ingredienti la zucca cotta e la ricotta, dal momento che sono ingredienti umidi, e che la semola assorbe bene l'umidità.

Torta di zucca e ricotta con farina di semola di grano duro

E così, anche se non sono brava, ho provato a bilanciare la mia ricetta.
Il risultato è buono ma perfezionabile. Se vorrete provarlo mi farete contenta!

ingredienti


Per uno stampo da 33cm di lunghezza:
  • 160gr di uova pesate col guscio (3 medie)
  • 100gr di farina di semola di grano duro
  • 60gr di amido di mais
  • 160gr di zucca cotta e scolata
  • 160gr di ricotta di pecora scolata
  • 50gr di burro
  • 160gr di zucchero
  • 10gr di lievito per dolci
  • 1 tazzina di liquore amaretto
  • burro per lo stampo
Per la copertura:
  • 50gr di cioccolato fondente (o più, per i più golosi!)
  • 1 bicchierino di rum bianco
Torta di zucca e ricotta con farina di semola di grano duro
preparazione

Montate le uova intere con lo zucchero finché non sono spumose.
Aggiungete la ricotta ed il burro fuso freddo, quindi la zucca e il liquore.
Setacciate le farine con il lievito e aggiungetele all'impasto con una spatola.
Imburrate uno stampo e informate in forno preriscaldato a 200°, quindi abbassate a 160° e cuocete per 50 minuti. Il dolce non deve seccarsi troppo.

Una volta sfornato lasciate qualche minuto nello stampo, quindi sformate e fate raffreddare.

Nel frattempo preparate la glassa:
in un pentolino a bagnomaria fate sciogliere il cioccolato a scaglie con il rum e non surriscaldatelo troppo. Versatelo ancora liquido sulle fette di torta.


-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

venerdì 17 ottobre 2014

Tortine "di" marmellata d'arance (con la marmellata nell'impasto)

Come si dice quando un ingrediente come la marmellata non è una farcia ma un elemento dell'impasto? Tortine di marmellata, o con marmellata... fate voi. Sono soffici e buonissime!

tortine con marmellata nell'impasto

Avevo voglia di arancia, e mai come quest'anno gli agrumi mi stanno mancando. Persino i limoni, per una serie di eventi climatici (compreso il caldo eccessivo che continua ad affliggerci), in questo periodo stentano a maturare. E così, per ovviare, ho recuperato un barattolo di marmellata di arance amare fatta da me.

In passato avevo visto molte ricette di torte con la marmellata nell'impasto, ma non avevo voglia di seguirne nessuna, e così ho seguito un metodo abbastanza semplice: quello della quattro quarti. E così ho realizzato questa ricetta, con un risultato dal sapore intenso e dalla consistenza soffice.

Potete diminuire un po' la quantità del burro, a scapito della morbidezza. Così come le ho fatte, queste tortine si conservano bene per una settimana.

tortine con marmellata nell'impasto

ingredienti

Per circa 20 tortine:
  • 3 uova medie
  • 145g di farina
  • 35g di amido di mais (maizena)
  • 180g di burro
  • 155g di zucchero
  • 180g di marmellata (io di arance amare)
  • 16g di lievito per torte
preparazione

Montate le uova con lo zucchero finché non sono gonfie e spumose e "scrivono" (sollevando la frusta cade un filo che non scompare subito nell'impasto).

Setacciate le polveri (farine e e lievito) e sciogliete appena il burro al microonde (non del tutto, così non sarà troppo caldo: dovrete aggiungerlo freddo).

Prendete una parte della montata di uova e amalgamatela al burro fuso freddo. Tenete da parte.

Mescolate con una spatola le polveri alla montata di uova rimanente, con movimenti dall'alto verso il basso.

Unite la marmellata a piccole dosi, lasciando incorporare all'impasto, ed infine il burro.

Versate negli stampini monoporzione e infornate a 180° per 15-20 minuti (non dovranno cuocere troppo o si seccheranno). Vale la prova stecchino.

-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 3 febbraio 2014

Pizza integrale al latticello di bufala con semi di lino e di girasole

Una pizza preparata con farine integrali, a cui ho unito dei semi di lino e di girasole: una pizza tutta-salute! Il sapore è davvero intenso, e le sue proprietà nutritive parecchio elevate. In più, è impastata con un trucchetto suggerito dalla mitica Alessandra: l'acqua di conservazione della mozzarella di bufala!

polpette in crosta

Eccola qui, un esperimento della scorsa settimana, prima che l'influenza ci beccasse tutti in pieno.
Avete presente com'è quando un'intera famiglia si mette a letto con la febbre a 39? Una gara a chi "non ce la fa" più dell'altro. Le cose si accumulano, i pasti si saltano, la casa soccombe, il giorno e la notte sono uguali e interminabili. Un disastro. Niente di grave, ma riconoscerete che demoralizzarsi è facile.

pizza integrale ai semi

Torniamo alla pizza.
Avevo molti dubbi che riuscisse: mi chiedevo come fosse far lievitare farine integrali, e per di più coi semi dentro, ma ho voluto osare.
Vi risparmio il lungo elenco di aspetti che rendono davvero sana questa pizza: troverete in rete le notevoli proprietà nutritive sia dei semi che delle farine.
Vi dico invece che la pizza è buonissima, e non pensavo riuscisse talmente bene! Molto molto soffice, e dal sapore intenso perché le farine integrali sono davvero più gustose. Noi siamo ormai abituati a consumarle e le troviamo decisamente più buone, tanto che a volte la farina "bianca" sembra senza sapore.
I semini sono la marcia in più: la nota croccante nella pizza morbida.

pizza integrale ai semi

Non sono affatto brava nel preparare pizza e pane, ma stavolta sono davvero soddisfatta: anche il giorno dopo era ancora sofficissima, per niente gommosa e davvero digeribile.

Il condimento è, ovviamente, a vostro gusto e nella quantità che desiderate. Noi da un po' usiamo condirla con ricotta fresca mescolata alla mozzarella di bufala strizzata e "strappata", una spolverata di ricotta salata grattugiata, e, una volta sul piatto, qualche fetta di prosciutto crudo. Per finire, un giro di origano siciliano.
Quella qui sotto, invece, su richiesta della nostra Bry, è solo con prosciutto di tacchino e parmigiano grattugiato (è pure leggera in grassi!).

Chi ci prova? Fatemi sapere se anche voi la apprezzate come me!

pizza integrale ai semi

ingredienti

Per due persone (pizza sottile, al piatto): 
  • 360gr di farina integrale di grano tenero
  • 20gr di farina integrale d'avena
  • 20gr di farina integrale di segale
  • 1 cucchiaio di semi di girasole
  • 1 cucchiaio di semi di lino
  • 16gr di lievito naturale secco (o 8gr di lievito di birra fresco)
  • 240gr di latticello di bufala (il liquido contenuto in una confezione di mozzarella)
  • 1 cucchiaino di malto
  • 10gr di olio
  • 8gr di sale
Per condire:
  • 1 mozzarella di bufala
  • ricotta fresca qb
  • ricotta salata grattugiata qb
  • parmigiano grattugiato qb
  • passata di pomodoro 60-70gr
  • sale, olio e origano 
preparazione

Versate in una capiente ciotola (anche quella dell'impastatrice) le farine e il lievito, mescolando tra loro con le dita.
Unite l'acqua della mozzarella, appena intiepidita a filo (se usate il lievito di birra fresco scioglietelo prima in un po' di quest'acqua), e cominciate a impastare con la forchetta.
Unite quindi il malto, l'olio a filo ed infine il sale.
Se invece usate l'impastatrice, utilizzate il gancio K detto foglia (kenwood) e incordate  prima di inserire l'olio, e poi ancora a olio inserito.

Usate una spatola o un tarocco facendo il movimento del ribaltamento in ciotola (in alto a sinistra, dal fondo verso destra, quindi verso la superficie e di nuovo in alto a sinistra).

Arrotondate appena, spolverate con un velo di farina e mettete a lievitare, in ciotola unta di olio e coperta con pellicola trasparente, in un luogo privo di correnti fino al raddoppio.
Al raddoppio,
Spolverate il piano di lavoro con della semola, quindi ribaltatevi l'impasto e allargate a rettangolo senza schiacciare: cercate di spostare l'impasto infilandovi le quattro dita di ogni mano sotto e allargandolo delicatamente verso i lati e dal centro verso l'esterno.

Ottenuto il rettangolo, distribuite i semini, date due giri di pieghe a portafoglio, ovvero piegando a tre. Arrotondate, aiutandovi con una spatola, formando una palla. Coprite a campana per mezzora.

Trascorso questo tempo, oliatevi le mani e stendete l'impasto in teglia abbondantemente infarinata con della semola (infarinate anche se usate della cartaforno perché l'impasto deve scivolare con facilità) con la tecnica spiegata sopra, ovvero cercando di coprire la superficie della teglia senza premere dall'alto con le dita per non sgonfiare l'impasto.
In alternativa dividere nelle pezzature desiderate e stendere sottilmente.
Lasciate lievitare fino al suo raddoppio in altezza.
Accendete il forno alla massima temperatura (io 250°), quindi condite con passata di pomodoro aromatizzata con sale, olio e origano, e infornate senza altro condimento per 10-12 minuti.

Trascorso questo tempo unite la mozzarella precedentemente ben strizzata e altro condimento a vostra scelta, e lasciate cuocere per altri 2 minuti circa, o finché il cornicione della pizza non sarà ben dorato.

Fate raffreddare 10 minuti prima di servirla.

Io, in inverno, ho impastato verso le 13 e ho impiattato verso le 20.

-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

mercoledì 29 gennaio 2014

Torta soffice al limone, con crema e glassa rosa: la torta dei sette vasetti in versione Torta di Padre Pio (in 10 giorni)

La chiamano La torta di padre Pio: si tratta di uno starter di farina, zucchero e latte, che si lascia riposare qualche giorno e poi si impasta con altri ingredienti. Non mi sembra molto diversa dalla torta dei sette vasetti, ma si prepara in più giorni. E' facilissima, ed ha sempre una marcia in più rispetto ad altre torte da colazione che io preparo. Oggi, con la dovuta razionalità, ve ne parlo in una versione davvero buona. Ce la fate ad aspettare alcuni giorni per avere una torta semplice ma golosa?

torta soffice al limone con glassa rosa

Lo so, qualcuno si starà scandalizzando esattamente come me quando ho sentito la storia di questa torta. Tradizione vuole che si riceva in regalo un impasto, una di quelle terribili "catene" piene di regole improbabili finalizzate a ricevere una grazia dal santo.
Questa storia, con tutto il rispetto per la devozione di chi ne segue scrupolosamente i passaggi con fede, mi ha fatto davvero ridere. Si narra che la torta piacesse molto al santo (!!!) e solo se rispetti le regole sarai esaudito. Forse mi inimicherò qualche lettore, ma la mia idea è un po' diversa: credo che la fede non abbia bisogno di torte o procedimenti per essere esaudita, e che non è certo questo il modo per ingraziarsi Padre Pio o chi per lui.

torta soffice al limone con glassa rosa

Ma andiamo alla mia torta. Ho accettato il vasetto, molti mesi fa, per fare un favore ad un'amica che mi ha fatto assaggiare la torta (nella versione originale con pezzetti di mela e noci) facendomi letteralmente impazzire: la torta è Buonissima, e lo scrivo con lettera maiuscola. Quindi, fede o no, ho voluto replicarla. Per un po' sono andata avanti di continuo, facendola una o due volte al mese (rinfrescando il contenuto del vasetto secondo il procedimento stabilito, che non faticherete a trovare in molti siti) e variando un po' gli ingredienti. Non so com'è, ma 'sta torta veniva sempre eccezionale.
Poi, nel periodo natalizio, l'ho messa da parte e quando ci ho ripensato dopo le feste ho provato a ripartire da zero, pur avendo congelato un bicchiere di impasto che non ho ancora usato.

Le ragioni che posso portarvi a partire da zero sono molte:
innanzitutto, dovreste reperire il famoso vasetto ed entrare nella famosa catena (cosa che io non ho fatto perché non ho donato il mio vasetto a nessuno);
poi, in questo vasetto che passa di casa in casa, perdonate se ci penso, ma potrebbe esserci dentro davvero di tutto (sono esagerata?).
E allora provate voi, e sono certa che non ve ne pentirete. Si vede dalle foto quanto è soffice?

torta soffice al limone con glassa rosa

Ho provato a cercare informazioni "scientifiche" sul funzionamento di questo impasto, che sembra tanto una pasta madre dolce, ma non ho trovato nulla (tra parentesi: ho provato ad usarla senza lievito, per vedere se questo impasto fosse lievitante di per sé, ma non ho avuto successo). Quindi, mettendo da parte sia la ragione che la fede, mi sono accontentata del risultato. Sono sicura che troverete anche voi questa torta davvero particolare. Questa è una versione più aristocratica, farcita con crema agli agrumi e glassata con una glassa rosa ai frutti di bosco.

torta soffice al limone con glassa rosa

Un'ultima piccola nota: dato che questa torta fa parte delle merende per mia figlia, io uso solo ingredienti biologici e naturali. Potete usare gli ingredienti che volete, sia per i rinfreschi che per il procedimento, così come potete non farcirla e aggiungere frutta fresca o secca a pezzetti. Io uso farine integrali, latticini e uova bio, e nessun colorante artificiale. E' per questo che, per avere una glassa rosa come desiderava la mia principessa, mi sono "inventata" di utilizzare non acqua bollente ma una tisana ai frutti di bosco. Aroma e colore garantiti!

ingredienti

Per una torta da 26cm di diametro la misura è un vasetto o un bicchiere da 125ml.
La metà per una torta di diametro 22 cm.

Starter:
  • 1 vasetto di farina
  • 1 vasetto di zucchero
  • 1 vasetto di latte

Per l'impasto:
  • 2 vasetti del precedente impasto
  • 1 vasetto di farina
  • 1 vasetto di latte
  • 1 vasetto di zucchero, 
  • 1 vasetto scarso di olio di semi
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 2 uova intere,
  • scorza di limone
  • un pizzico di sale
Per la crema:
  • 200 gr latte intero
  • 50 gr panna
  • 75 gr tuorli
  • 75 gr zucchero
  • 16g di amido
  • 1/2 bacca di vaniglia
Per la glassa all'acqua:
  • una tisana ai frutti di bosco
  • zucchero a velo q.b. 

preparazione

Mettete l’impasto dello starter in un contenitore e chiudete ermeticamente per 24 ore lasciando a temperatura ambiente.
Il 2° giorno mescolate l’impasto e lasciate riposare per tre giorni.
Trascorso questo tempo togliete 1 vasetto di impasto e mettetelo in frigo se avete intenzione di rifare il dolce (in questo caso comincerete con l'aggiungere farina e zucchero, poi nulla per tre giorni, e poi ripartirete come indicato in ricetta), altrimenti congelatelo. Quando serve basta scongelarlo a temperatura ambiente.

Con il rimanente impasto procedere nella preparazione della torta, mescolando tutti gli ingredienti, prima i liquidi e poi i solidi.

Imburrate e infarinato uno stampo e cuocete a 180° per 30-40 minuti minuti (vale la prova stecchino).

Nel frattempo preparate la crema.

In un pentolino portate il latte e la panna a bollore.

A parte, mescolate i tuorli con lo zucchero, i semi della vaniglia e l'amido.

Quando il latte sta per bollire, versate la crema di tuorli, senza mescolare. La crema non si attacca, ma, anzi, si addensa subito. Quando si è rappresa, si può spegnere il fuoco e mescolarla delicatamente.

A questo punto, trasferitela in una ciotola e ricopritela con della pellicola a contato diretto, in modo che non si formi una sgradevole crosticina. Fate freddare completamente prima di utlizzarla.

Montate il dolce.
Dividete la  torta a metà orizzontalmente e farcitela con la crema.
Preparate una tisana bollente con poca acqua.
In una ciotola ponete un paio di cucchiai di zucchero a velo setacciato, quindi aggiungete un cucchiaino alla volta la vostra tisana, in modo da fermarvi appena avete la giusta consistenza (glassa densa e colorata al punto giusto). Se necessario aggiungete zucchero.

Versate la glassa sulla torta in più riprese, lasciate colare e raffreddare.


-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

martedì 31 dicembre 2013

Lascio andare: ricetta per il nuovo anno

Quando la nostra vita si anestetizza intorno alle abitudini il cambiamento diventa lento e difficile. Per fare spazio al nuovo bisogna avere il coraggio di lasciare andare ciò che non ci serve più.


lascia andare
collage di foto da google

Tutti facciamo buoni propositi nell'ultimo dell'anno.
Tutti facciamo agli altri auguri che vogliamo anche per noi stessi.
Che sia un anno migliore, che ci porti cose belle, che la felicità si impossessi di noi.

Come se voltare pagina di calendario avesse un effetto magico sulle nostre vite, e guardando all'anno nuovo intonso e immacolato tutto fosse possibile. Alzando quel calice di mezzanotte, tutti i desideri salgono al cielo.

Questo che è appena passato è stato un anno importante per me: ho attraversato alcuni grandi cambiamenti, ho imparato un sacco di cose nuove. Mi sento un'altra persona.
Se io ho lavorato per esserlo, tuttavia, penso anche che queste cose avvengono anche naturalmente, ed ogni giorno ci cambia un po', ci rende persone diverse.
Se siamo aperti alla consapevolezza di tutto questo, non possiamo che trarre benefici dal cambiamento insito nella crescita.

C'è una consuetudine nota a molti, nell'ultima notte dell'anno: buttare via qualcosa di vecchio per fare spazio al nuovo. Qualcuno lo fa concretamente, bruciando o lanciando oggetti dalla finestra in segno augurale, qualcuno lo fa simbolicamente.

E' per questo che in questo articolo voglio mettere la ricetta per il nuovo anno (la mia, personale, ovviamente) che prevede, piuttosto che una lista di ingredienti da mettere insieme, una lista di cose da LASCIARE ANDARE. Una ricetta al contrario.
preparazione

Prendete una serie di cose che si sono accumulate nell'ultimo anno, e cominciate a togliere quello che non vi serve. Siamo bravissimi ad accumulare il superfluo, forse per istinto, forse perché siamo biologicamente determinati ad accumulare per sopravvivere. Ma arriva il momento in cui quello che non serve comincia a stare al posto di qualcos'altro.

Quando siamo insoddisfatti della nostra condizione attuale (e in questo periodo tanti abbiamo ragione di esserlo), è abbastanza inutile lamentarsi. Per quanto piangersi addosso sia una fase importante, quella del rendersi conto del problema, non possiamo permetterci che duri troppo a lungo, se questo ci impedisce di muoverci verso le soluzioni.

E' universamente noto, persino in medicina, che il pessimismo non è un buon alleato: la forza della mente è tale che l'ottimismo, invece, riesce a far miracoli, a guarire persino le malattie più ostinate, a farci produrre sostanze "magiche" che innescano a catena una serie di reazioni positive.

A volte mi trovo così dentro ad alcune abitudini  da diventare incapace di cambiare.
Nel corso dell'ultimo anno ho dovuto rompere talmente tanti meccanismi consolidati dal ritrovarmi, ad un certo punto, con poche dolorose certezze. Una fase dolorosa ma necessaria, quella del dolore, che mi ha permesso di fare piazza pulita e di ricostrure.

Ma la cosa più affascinante è che quando si affronta un cambiamento significativo, si pensa che ad un certo punto si taglierà un traguardo e si sarà "giunti". E invece no.
Quello che impari strada facendo è che questo cambiamento è un percorso, è l'essere on the road again tutti i giorni, e che non si arriva mai. Augura a te stesso di non essere mai arrivato, perché finché c'è vita c'è strada da fare, e solo chi muore arriva!

Quindi la sofferenza è impegnativa, oltre che necessaria, ma la incontrerai ancora e ancora, molte volte. La benedico, la ringrazio, la saluto e la accolgo, perché mi insegna a guardare dove prima non volgevo mai lo sguardo. E poi la lascio andare, muovendomi verso qualcosa di meglio.

Ed ecco la mia "lista" di "ingredienti" che non mi servono più, e che lascio andare per fare entrare il cambiamento che desidero.

ingredienti

Lascio andare:
  • I "si deve".
Vivo molte cose secondo quello che mi è stato insegnato, e sono grata per gli insegnamenti importanti che mi hanno permesso di diventare quello che sono, ma a volte il senso del dovere e del conformismo chiudono i sensi alla libertà e all'autenticità.
  •  L'attaccamento alle cose.
Non voglio niente che non sia ciò di cui ho davvero bisogno.
Sembra facile, ma in quel davvero c'è il lavoro di una vita. Sono così lontana dal sentire quello che mi piace, quello che mi serve!
Troppo spesso dimentico di chiedermi "cosa mi serve ADESSO": il qui ed ora è fondamentale, e se una cosa mi piace, mi fa stare bene, non è detto che lo faccia in ogni momento della mia vita. Ascoltare il mio corpo, sentire i suoi bisogni, momento per momento. Sempre.
  • Il passato.
Le persone come me si affaticano nella difficoltà a lasciare andare il passato. Il nuovo fa sempre un po' paura. Non ho una ricetta per questo, ma se anche tu come me vivi di romantiche nostalgie, prova ad avere un po' di fiducia nel presente. Sono poche le sicurezze di cui abbiamo bisogno: il respiro, il contatto dei nostri piedi sul terreno, la capacità delle nostre gambe di muoversi in avanti, delle nostre spalle di sostenerci. Sono metafore, ma anche no. Chi vive il presente non teme il futuro: sarà solo il nostro oggi, quando sarà il suo momento.
  • Le scuse.
Ho vissuto molte situazioni in cui il mio peggior nemico sono stata io stessa. Le mie paure mi hanno spesso accecato, facendomi inventare scuse per non affrontare determinate situazioni. La cosa peggiore di tutto questo è che, quando non ce ne rendiamo conto, per l'appunto non lo vediamo nemmeno. Se un altro ce lo fa notare, neghiamo; se un amico ce lo dice, ci innervosiamo.
Sono scuse: la verità è dolorosa, e non pretende di avere ragione.
  • Le cose preconfezionate.
La nostra vita è piena di definizioni che diamo alle cose, alle persone, a noi stessi. Queste nascono per essere utili, per aiutarci a classificare la vastità della vita, ma finiscono con l'essere limitanti nel nostro approccio alle cose. Io lascio andare tutte le definizioni di me stessa che mi hanno dato, e che mi sono data, per vivere ogni giorno con l'ingenuità di un bambino che deve ancora dare un senso alle cose. Quando non do nulla per scontato il mondo mi svela, anche sugli altri, segreti che non avrei immaginato: via i vincoli, voglio essere libera!
  •  Il bisogno di far bella figura.
Prima di Natale è arrivato per me un insegnamento importante che è passato attraverso un momento di grande malessere fisico. Ero così presa da quello che dovevo fare (tutte cose autoimposte, eh!) dal non sentire più cosa volevo fare. Le due cose si erano confuse in modo poco sano.

Molte delle cose che facciamo, e questo è legato ai "si deve" (vedi sopra), le facciamo per strani motivi: vogliamo piacere, vogliamo che ci dicano bravi o che soltanto lo pensino, vogliamo qualcosa in cambio, vogliamo essere riconossciuti attraverso le cose che sappiamo fare. Ma spesso tutto questo non serve.

La perfezione non esiste, ed è del tutto inutile che io la insegua attraverso il fare-fare-fare. Non sarò migliore se lavoro di più, pulisco di più, faccio di più, e così via. La qualità è decisamente migliore della quantità, ma nello stesso tempo questo pensiero mi porta a scoprire che ci sono cose che ritengo importanti e che in realtà non lo sono.

Ci saranno momenti in cui qualcuno si aspetterà da me qualcosa, ma non lo farò se questo mi porterà un disagio che si ripercuoterà sul mio benessere e, indirettamente, sulle mie relazioni significative. Sai di cosa sto parlando?
  • Il giudizio.
Io sono il giudice più severo di me stessa, e con questo mi do sempre la zappa sui piedi.
E' davvero difficile rinunciare a giudicare: noi stessi, gli altri, le cose. Un atteggiamento ingenuo, tuttavia, come dicevo sopra ci permette il lusso della sorpresa. L'imprevedibile. Un nuovo modo di guardare molte cose. E se il giudizio nasce -sempre- da un modo rigido di percepire (una situazione, una relazione, una persona) io abbandono gli stereotipi e smetto di dare le cose per scontate. Esco dal mio -unico- modo di giudicare, e mi metto in altri panni.
  • Il bisogno di controllare.
Prende vie strane, talvolta, il nostro bisogno di sicurezza. Pianificare nei minimi dettagli è un tentativo di controllare, resistere al cambiamento è un tentativo di controllare, cercare di aver sempre ragione è un tentativo di controllare...
Ho imparato che tutto ciò che mi tocca davvero il cuore sembra avere una consistenza eterea: la creatività, la musica, la sensualità, la gioia di vivere, la saggezza.
Eppure la vita non si ferma, né si dirige, né le si può impedire di fare i suoi percorsi, anche quando ci illudiamo che sia in nostro potere farlo.
Ma soprattutto, ho capito che tradurre queste sensazioni in parole che siano intellegibili per gli altri è davvero arduo, perché non sono teorie ma esperienze! Ciascuno di noi ha il suo percorso personale, ed è impossibile trascinare qualcuno in una strada che non vuole fare.
Auguro quindi a tutti voi il potere del relax.
Pensiamo che per essere rilassati dobbiamo stare fermi e non fare nulla.
A me piace pensare che RILASSARE  porti l'etimo di allargare, sciogliere: azioni che implicano un movimento positivo e volontario, che ci permettono di AMPLIARE l'esperienza, a partire da ciò che sentiamo buono per noi stessi. Non l'immobilità, quindi, ma il cammino sulla strada della consapevolezza.

© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

martedì 24 dicembre 2013

Il mio albero di natale in pasta brioche: Yule, il solstizio, la lentezza

Da una ricetta nata per caso,  nel tentativo di recuperare un impasto non incordato, sono iniziate molte riflessioni sulla celebrazione del Natale. Questo piccolo semplice lievitato, fatto di pasta brioche, mi ha fatto pensare a come voglio vivere quest'anno la mia festa invernale. Non è una ricetta sicura e collaudata, è solo un esperimento, ma penso che se leggerete capirete perché la pubblico ugualmente.

albero di natale in pasta brioche

Ti senti stanco? Fermati. Ringrazia la tua stanchezza.
La fatica ha un senso, ascoltala.
Non andare oltre, c'è un tempo per fare e uno per fermarsi a godere di ciò che si è fatto.


Nella rappresentazione dei mesi dell'anno, il solstizio d'inverno si trova all'estremo inferiore della Ruota, e da lì si comincia a risalire. Questo è il periodo in cui viviamo le notti più lunghe dell'anno.

In alcune culture in questa stagione si rappresentano due personaggi, il Vecchio Re Agrifoglio, simbolo dell'anno che muore, e il Nuovo Re Quercia, simbolo dell'anno che nasce. Avete mai visto degli alberi di Quercia e di Agrifoglio? Io sì, recenemente ho passeggiato in un bosco di agrifogli giganti e di querce secolari, e posso assicurarvi che camminare in sentieri lontani dalla civilizzazione ti restituisce una prospettiva diversa sul mondo.

Questo perché siamo elementi della natura, ma nel tempo ci siamo desensibilizzati al contatto con essa. Molti dei nostri disagi sono legati a questo, e solo un ritorno ad un contatto con gli elementi dei creato e ad un ritmo più naturale possono indicarci la strada del benessere.

Per sentire dentro di noi questa festa dalle radici antichissime è importante sentirci parte del Cerchio della Vita: qualunque valore diamo al nostro Natale, tornare all'archetipo di queste festività ce ne restituisce il senso.

Abbiamo bisogno di pensarci dentro ad un tempo che si chiude e si rinnova continuamente, in un ritmo incessante che porta avanti le cose. Se vivete in campagna, o se avete modo di osservarla quotidianamente, vi accorgerete che questi pensieri hanno un senso.

Ultimamente sono stata molto presa dal "fare". Pensieri, affanni, preoccupazioni, progetti, mi hanno portato lontano (per fortuna non troppo) dal sentire il mio corpo e le sue necessità. Ero distratta. Ma non tutti i guai vengono per nuocere: fatalità ha voluto che tutto questo fosse la causa della mia insonnia, forse dettata proprio da quel corpo che si è ritrovato a vivere in veglia, e non in riposo, le notti di questo periodo.

Nelle notti più lunghe dell'anno Mela era sveglia, a pensare, a guardare l'alba spuntare, il sole sorgere su un cielo dipinto di latte. Nelle notti più lunghe dell'anno Mela guardava la notte riempirsi di silenzio e odore di legna nelle stufe. Fino a ieri.

Pensate alle piante, che ben rappresentano questo processo: dove il nostro occhio non vede, in questo periodo loro si chiudono nelle profondità del loro essere, l'energia volge al cuore, abbandona i rami ormai spogli e si rintana nel tronco e nelle radici per proteggersi e rigenerarsi.

C'entra qualcosa tutto questo con la mia cucina? Oh, sì.
Natale, festa della luce e della gioia nel cuore. Quella che nasce dalle cose più semplici, non dalle più fastose.

Avevo grandi progetti per questi giorni: sono una passionale che si entusiasma facilmente, e volevo fare tante cose. Molte le ho fatte, ad onor del vero. Ma ogni esperienza deve servirci a rimanere in ascolto di noi stessi, ad imparare qualcosa sulle nostre possibilità.

Il mio alberello di Natale nasce da un errore, da una buona intenzione che si è trasformata strada facendo, per stanchezza, in un'opportunità per riflettere.
Mai staccarsi dalla propria lista di priorità. Mai dimenticarsi di chiedersi cosa conta veramente.

Spesso abbiamo priorità legate al "si deve" più che al "ho bisogno di".
Che le feste siano un'occasione per fermarci, celebrare la notte che muore e la luce che avanza, per tornare a noi stessi e alla nostra semplicità.

Non abbiamo bisogno di molto: mangiare bene (non troppo), camminare un poco, bere tanto, riposare. Circondarci di cose e persone che amiamo. Fare una pausa prima del nuovo anno.
E' il mio augurio per voi.


ingredienti

Attenzione: questa non è una ricetta sicura, ma ha avuto un buon esito.
Non nasce da un bilanciamento ragionato degli ingredienti,
ma dalla necessità di recupero di un impasto non incordato.
Si ispira alle ricette di Adriano, Paoletta, Alessandra, in un mix sui generis!
  • 200 gr di farina w 400
  • 220g di farina Petra 1
  • 60g di acqua
  • 85g di latte di soia
  • 120g di zucchero
  • 120g di burro bavarese
  • 2 uova medie + 1 tuorlo
  • 30g di lievito naturale secco
  • 6gr di sale
  • 1 cucchiaino di miele
  • 2 cucchiaini di pasta d'arancia
  • 50gr di gocce di cioccolato
  • zucchero a velo, ciliegie candite e confettini per decorare
preparazione

Al mattino, alle  7,30
Ho preparato in un bicchiere un poolish con
  • 100gr acqua, 
  • 50gr farina w400, 
  • 10g di lievito naturale secco
  • i semi di mezza stecca di vaniglia.
Ho mescolato tutti gli ingredienti e ho messo in frigo, chiuso ermeticamente (tempo consigliato 8-12 ore).

Di pomeriggio, ore 17
Ho tirato fuori il poolish dal frigo e nel frattempo ho preparato una biga con:
  • 50gr di farina w400
  • 20g di lievito naturale secco
  • il cucchiaino di miele
  • 30gr di acqua tiepida, 
  • un tuorlo d’uovo.
Ho coperto con pellicola e posto in forno spento con luce accesa, circa 26° per un'ora e mezzo (fino al raddoppio).

Quindi, con una serie di errori, sono arrivata a questo procedimento:

Ho versato  nella ciotola del kenwood con gancio a foglia poolish e biga,
ho aggiunto 100g di farina w400 e ho portato lentamente a velocità 2.
Una volta incordato ho rallentato e aggiunto 24g di zucchero e un tuorlo, simultaneamente.
Ho fatto incordare.
Ho poi aggiunto, simultaneamente, l'altro tuorlo insieme ad altri 24gr di zucchero.

Ho poi montato il gancio ed unito 53gr di burro a microscopici pezzi, poco alla volta.
Riprendere l'incordatura.

  • A questo punto, per temperatura troppo elevata dell'impasto, non sono riuscita a incordare di nuovo. Ho quindi proseguito così:

Ho montato la foglia e aggiunto in ciotola 220g di farina Petra 1, il latte di soia appena scaldato, e ho mescolato fino alla ripresa dell'incordatura.
Mentre impastava ho aggiunto acqua a filo finché l'impasto riusciva a prenderne (60gr).

All'incordatura ho aggiunto un albume e metà dello zucchero rimasto (circa 36g), ho incordato.
Poi ho unito l'altro albume con i rimanenti 36g di zucchero e il sale.

Ad ogni inserimento ho atteso che l'impasto si aggrappasse alla foglia.
Quindi ho aggiunto l'emulsione fredda di frigo, a piccolissime dosi (punta di cucchiaino) per non fare smollare.

A questo punto ho unito il burro restante (67gr) freddo di frigo a piccoli pezzi, poco per volta.
Ho incordato. L'impasto si presentava lucido e ben legato.
Ho unito le gocce di cioccolato e fatto andare per una decina di giri al massimo per non scaldare l'impasto e scioglierle.

Ho versato sulla spianatoia e pirlato leggermente, quindi ho fatto riposare 30 minuti coperto a campana con la ciotola del kenwood.

Dopo 30 minuti dovevo decidere cosa fare di questo impasto.
Alessandra  mi ha suggerito di mettere direttamente in pirottino, allora io ho fatto così:
ho scelto uno stampo a forma di albero di natale, e ho diviso l'impasto in tanti pezzetti di diverso peso, che ho formato come per le brioche (vedi).

Ho iniziato dalla cima, poi ho fatto i rami laterali, poi la base ed infine ho riempito il centro con le palline rimanenti.

Essendo un impasto molto ricco di lievito (era partito così perché doveva essere un pandoro!) non ho messo in forno con luce spenta perché temevo lievitasse troppo in fretta. Ho lasciato sul tavolo della cucina (circa 18°) per tutta la notte, dopo aver coperto lo stampo con pellicola trasparente e con due strofinacci di cotone, senza schiacciare.
Con temperature più alte regolateci di conseguenza, potrebbe crescere molto prima.

L'indomani si presentava quasi al bordo dello stampo.
Ho spennellato con latte e inserito alcune ciliegie candite nei rami laterali.
Ho infornato a 170°, forno statico, livello basso, con una spruzzata di vapore sulle pareti.
Dopo 30 minuti ho inserito un termometro a sonda, ho sfornato ad una temperatura di 90° al cuore (sonda inserita in orizzontale da una piega del ramo).

Prima di decorare ho atteso che fosse completamente freddo. I confetti possono essere incollati con miele o glassa di zucchero.
Si gusta meglio dopo 24/48 ore, conservato in busta microforata.

-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 30 settembre 2013

(Finti) Spaghetti ai ricci e basilico: shirataki di konjac, ricetta dietetica

Shirataki di konjak (spaghetti giapponesi ricavati da un alga, il glucomannano) conditi come i nostri spaghetti ai ricci: una ricetta dalle pochissime calorie e dalla grandissima soddisfazione. La ricetta è anche gluten free.

Finti spaghetti (shirataki) ai ricci

E' autunno da pochi giorni. E' trascorsa tutta l'estate ed io non sono riuscita a mangiare nemmeno un piatto di spaghetti ai ricci. Ne mangio UNO L'ANNO, dato che li adoro ma che non potrei mai sopportare l'estinzione di questi graziosi animaletti. Quindi, come per molte specie marine, ne mangio responsabilmente.

Quest'anno però mi è andata male: il mio ristoratore di fiducia è responsabile quanto me, e quando li serve dichiara apertamente di avere quelli surgelati, d'allevamento, e non "isolettiani" (= locali). Sull'isoletta, purtroppo, molte persone ne fanno razzia, e si finisce col pescarli con sempre più difficoltà.

Finti spaghetti (shirataki) ai ricci

Però ero troppo curiosa di provare la ricetta dietetica... per vedere se con bassissime calorie riuscivo a soddisfare il mio gusto (questi spaghetti hanno solo 5 calorie per 100g, non sono molto saporiti ma riempiono tanto la pancia, oltre ad avere benefiche proprietà per il nostro intestino). Beh, mi sono arresa a quelli in barattolo! Devo dire che non è male, anche se non eguaglierà mai quelli freschi. E' un piatto dell'ultimo minuto, di quelli che richiede giusto il tempo della cottura della "pasta". Cosa si può chiedere di più da un piatto last-minute?

ingredienti

Per una persona:
  • 250g di spaghetti di konjac sgocciolati
  • 50g di polpa di ricci al naturale
  • uno spicchio d'aglio (facoltativo)
  • olio, q.b.
  • sale
  • basilico fresco bio (io autoprodotto)

preparazione

Mettere a bollire l'acqua per gli spaghetti (scolati e sciacquati dal loro liquido).

Scaldare nel frattempo un filo d'olio in una padella,  fare imbiondire l'aglio, poi toglierlo.
Spegnere il fuoco ed unire la polpa di ricci. Spadellare e lasciare da parte.

Calare gli spaghetti e cuocere come una normale pasta. Scolare e spadellare con il condimento ai ricci.

Unire un trito di basilico, o se più gradito di prezzemolo.



-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

venerdì 5 luglio 2013

Alalunga con finocchietto di montagna

Un trancio di pesce, l'alalunga, che si prepara molto velocemente: prima arrostito, poi si termina la cottura con un contorno di verdure di montagna, condite alla siciliana.


Ogni anno in questo periodo comincio a scrivervi che non riesco a cucinare.
I buoni propositi sono tanti, ma proprio non ce la faccio: mi preparo a trasferirmi sull'isoletta, con la mia bimba, e questo trasferimento mi costa tantissimo lavoro, visto il lungo tempo di permanenza (ormai lo sapete, no?). Ed in più, è il periodo dell'anno in cui, lavorativamente parlando, sono piena di scadenze. Insomma, un delirio.

Come se non bastasse, chiude la scuola, e tutto diventa più difficile da organizzare. Quale spazio posso trovare per dedicarmi alla cucina? A stento mangio per sopravvivere, gli sfizi sono un lusso inaccessibile.

trancio di alalunga con finocchietto di montagna

Per questo oggi vi parlo di una ricetta-non-ricetta, dal momento che per prepararla ho impiegato 5 minuti, zero fatica, e tanta furbizia. Avevo congelato, in primavera, il condimento per la famosa pasta con le sarde siciliana, e mi sono limitata ad utilizzarne una parte.
Il risultato è da gran gourmet, e io mi sento di aver "barato"!

Ad ogni modo, è servito a mettere in tavola qualcosa di buono. Quindi, nonostante i puristi si solleveranno al grido di "assurdo pubblicare una ricetta fuori stagione", io confido nell'affetto dei miei lettori, per due ragioni: la prima è che, se mi seguite assiduamente, poco vi importa di cosa cucino, ma di sapere cosa ho da raccontarvi; la seconda è che, se siete lettori occasionali capitati qui per caso, probabilmente leggerete questa ricetta anche se non è luglio, ma marzo, e la cosa capiterà a fagiolo!

ingredienti

Per il contorno di finocchietto:
  • 3 mazzetti di finocchietto selvatico
  • 10 filetti di acciughe sgocciolate
  • cipolla (o aglio se preferite)
  • 1 cucchiaio di passoline (o uva passa)
  • 1 cucchiaio di pinoli
  • q.b. di concentrato di pomodoro
  • olio extravergine d’oliva (circa 1 cucchiaio)
  • sale e pepe q.b
Da usare con:
  • un trancio di alalunga per persona (con questa dose, per due-quattro persone)
preparazione

Lessare i finocchietti in abbondante acqua salata e tritarli al coltello, tenendo da parte un pò di acqua di cottura.

Ammorbidite in acqua per 10 minuti la passolina.

Soffriggere in poco olio un pò di cipolla tritata insieme alle acciughe sgiocciolate (e tamponate con carta assorbente) ben schiacciate, le passoline e i pinoli (uva passa e pinoli potete ometerli se non previsti dalla dieta).

Unite i finocchietti tritati e il concentrato di pomodoro. Mescolare bene per qualche minuto, aggiungendo, se necessario, un mestolo di acqua di bollitura dei finocchietti.

Aggiungete questo condimento in una padella antiaderente dove farete arrostire l'alalunga, a fuoco vivace, per qualche minuto per ogni lato. Terminate la cottura ed impiattate.

Volendo, potete terminare con un trito di mandorle tostate o una spolverata di pangrattato rosolato in padella antiaderente fino a doratura.


-----------
© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

www.mammole.it Ticker
E' per questo che ogni tanto latitiamo...