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mercoledì 29 gennaio 2014

Torta soffice al limone, con crema e glassa rosa: la torta dei sette vasetti in versione Torta di Padre Pio (in 10 giorni)

La chiamano La torta di padre Pio: si tratta di uno starter di farina, zucchero e latte, che si lascia riposare qualche giorno e poi si impasta con altri ingredienti. Non mi sembra molto diversa dalla torta dei sette vasetti, ma si prepara in più giorni. E' facilissima, ed ha sempre una marcia in più rispetto ad altre torte da colazione che io preparo. Oggi, con la dovuta razionalità, ve ne parlo in una versione davvero buona. Ce la fate ad aspettare alcuni giorni per avere una torta semplice ma golosa?

torta soffice al limone con glassa rosa

Lo so, qualcuno si starà scandalizzando esattamente come me quando ho sentito la storia di questa torta. Tradizione vuole che si riceva in regalo un impasto, una di quelle terribili "catene" piene di regole improbabili finalizzate a ricevere una grazia dal santo.
Questa storia, con tutto il rispetto per la devozione di chi ne segue scrupolosamente i passaggi con fede, mi ha fatto davvero ridere. Si narra che la torta piacesse molto al santo (!!!) e solo se rispetti le regole sarai esaudito. Forse mi inimicherò qualche lettore, ma la mia idea è un po' diversa: credo che la fede non abbia bisogno di torte o procedimenti per essere esaudita, e che non è certo questo il modo per ingraziarsi Padre Pio o chi per lui.

torta soffice al limone con glassa rosa

Ma andiamo alla mia torta. Ho accettato il vasetto, molti mesi fa, per fare un favore ad un'amica che mi ha fatto assaggiare la torta (nella versione originale con pezzetti di mela e noci) facendomi letteralmente impazzire: la torta è Buonissima, e lo scrivo con lettera maiuscola. Quindi, fede o no, ho voluto replicarla. Per un po' sono andata avanti di continuo, facendola una o due volte al mese (rinfrescando il contenuto del vasetto secondo il procedimento stabilito, che non faticherete a trovare in molti siti) e variando un po' gli ingredienti. Non so com'è, ma 'sta torta veniva sempre eccezionale.
Poi, nel periodo natalizio, l'ho messa da parte e quando ci ho ripensato dopo le feste ho provato a ripartire da zero, pur avendo congelato un bicchiere di impasto che non ho ancora usato.

Le ragioni che posso portarvi a partire da zero sono molte:
innanzitutto, dovreste reperire il famoso vasetto ed entrare nella famosa catena (cosa che io non ho fatto perché non ho donato il mio vasetto a nessuno);
poi, in questo vasetto che passa di casa in casa, perdonate se ci penso, ma potrebbe esserci dentro davvero di tutto (sono esagerata?).
E allora provate voi, e sono certa che non ve ne pentirete. Si vede dalle foto quanto è soffice?

torta soffice al limone con glassa rosa

Ho provato a cercare informazioni "scientifiche" sul funzionamento di questo impasto, che sembra tanto una pasta madre dolce, ma non ho trovato nulla (tra parentesi: ho provato ad usarla senza lievito, per vedere se questo impasto fosse lievitante di per sé, ma non ho avuto successo). Quindi, mettendo da parte sia la ragione che la fede, mi sono accontentata del risultato. Sono sicura che troverete anche voi questa torta davvero particolare. Questa è una versione più aristocratica, farcita con crema agli agrumi e glassata con una glassa rosa ai frutti di bosco.

torta soffice al limone con glassa rosa

Un'ultima piccola nota: dato che questa torta fa parte delle merende per mia figlia, io uso solo ingredienti biologici e naturali. Potete usare gli ingredienti che volete, sia per i rinfreschi che per il procedimento, così come potete non farcirla e aggiungere frutta fresca o secca a pezzetti. Io uso farine integrali, latticini e uova bio, e nessun colorante artificiale. E' per questo che, per avere una glassa rosa come desiderava la mia principessa, mi sono "inventata" di utilizzare non acqua bollente ma una tisana ai frutti di bosco. Aroma e colore garantiti!

ingredienti

Per una torta da 26cm di diametro la misura è un vasetto o un bicchiere da 125ml.
La metà per una torta di diametro 22 cm.

Starter:
  • 1 vasetto di farina
  • 1 vasetto di zucchero
  • 1 vasetto di latte

Per l'impasto:
  • 2 vasetti del precedente impasto
  • 1 vasetto di farina
  • 1 vasetto di latte
  • 1 vasetto di zucchero, 
  • 1 vasetto scarso di olio di semi
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 2 uova intere,
  • scorza di limone
  • un pizzico di sale
Per la crema:
  • 200 gr latte intero
  • 50 gr panna
  • 75 gr tuorli
  • 75 gr zucchero
  • 16g di amido
  • 1/2 bacca di vaniglia
Per la glassa all'acqua:
  • una tisana ai frutti di bosco
  • zucchero a velo q.b. 

preparazione

Mettete l’impasto dello starter in un contenitore e chiudete ermeticamente per 24 ore lasciando a temperatura ambiente.
Il 2° giorno mescolate l’impasto e lasciate riposare per tre giorni.
Trascorso questo tempo togliete 1 vasetto di impasto e mettetelo in frigo se avete intenzione di rifare il dolce (in questo caso comincerete con l'aggiungere farina e zucchero, poi nulla per tre giorni, e poi ripartirete come indicato in ricetta), altrimenti congelatelo. Quando serve basta scongelarlo a temperatura ambiente.

Con il rimanente impasto procedere nella preparazione della torta, mescolando tutti gli ingredienti, prima i liquidi e poi i solidi.

Imburrate e infarinato uno stampo e cuocete a 180° per 30-40 minuti minuti (vale la prova stecchino).

Nel frattempo preparate la crema.

In un pentolino portate il latte e la panna a bollore.

A parte, mescolate i tuorli con lo zucchero, i semi della vaniglia e l'amido.

Quando il latte sta per bollire, versate la crema di tuorli, senza mescolare. La crema non si attacca, ma, anzi, si addensa subito. Quando si è rappresa, si può spegnere il fuoco e mescolarla delicatamente.

A questo punto, trasferitela in una ciotola e ricopritela con della pellicola a contato diretto, in modo che non si formi una sgradevole crosticina. Fate freddare completamente prima di utlizzarla.

Montate il dolce.
Dividete la  torta a metà orizzontalmente e farcitela con la crema.
Preparate una tisana bollente con poca acqua.
In una ciotola ponete un paio di cucchiai di zucchero a velo setacciato, quindi aggiungete un cucchiaino alla volta la vostra tisana, in modo da fermarvi appena avete la giusta consistenza (glassa densa e colorata al punto giusto). Se necessario aggiungete zucchero.

Versate la glassa sulla torta in più riprese, lasciate colare e raffreddare.


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© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

venerdì 24 gennaio 2014

Polpette di carne in guscio di panbrioche (ai semi di girasole), con lievito madre secco: ricetta facile

Un guscio di pan brioche ai semi di girasole, che racchiude una morbida polpetta alla ricotta. Un fingerfood sfizioso, un antipasto, un piatto da buffet, per noi semplicemente una cena.

polpette in guscio di panbrioche

Mi sono accorta che nel tempo cominciano a ripetersi delle cose che caratterizzano i miei periodi dell'anno: gennaio è il momento in cui, inspiegabilmente, riprendo in mano i miei vecchissimi ricettari.

Oggi vi parlerò della mia agenda. Ogni tanto lo faccio, i lettori storici ormai conosceranno l'argomento: si tratta di un'agenda che conosce ormai parecchi decenni, e che racchiude le ricette provate, conservate, regalate, quelle di famiglia, ma anche quelle da provare. La so quasi a memoria.

Ho sempre avuto il pallino di provare tutte le ricette dell'agenda come Julie fa con il libro di Julia Child: sarebbe un'impresa titanica, ma quando riesco ad aggiungerne al blog qualcuna mi sento davvero felice (che volete farci!). Le ricette cambiano con noi, soprattutto se si tratta di lievitati: l'agenda mi fa ricordare di quanta roba sfornavo parecchi anni fa, da sposina, e di come sia cambiato (in meglio) il mio modo di preparare alcuni piatti.

polpette in guscio di panbrioche

Questi paninetti sono uno schianto: a me sono piaciuti moltissimo.
Si tratta di un guscio sottilissimo che racchiude la piccola polpetta (non devono essere troppo grandi, perché il sapore prevalente dev'essere quello della carne, e non quello del pane). Se non li stenderete abbastanza sottilmente avrete un effetto "panino farcito" che non è esattamente quello che si vuole ottenere. Per intenderci, ho messo in foto la polpetta più grande, le altre sono tutte minuscole, appena un boccone.

Un motivo in più per NON fare delle "polpettone" è che in questo modo avrete una cottura rapida ed omogenea, senza rischi di bruciare il pane all'esterno e non cuocere adeguatamente la carne all'interno.

I semi di girasole sono indispensabili, perché danno una croccantezza davvero particolare a questo boccone molto soffice. Vi invito a provarli, sono molto golosi per i piccoli e davvero sfiziosi per i grandi!

polpette in guscio di panbrioche


ingredienti

Per il panbrioche:
  • 240g di farina (metà integrale e metà 0 bio)
  • 10gr di lievito madre secco (dose invernale)
    oppure 5 gr di lievito di birra fresco
  • 50gr di latte di soia
  • 50gr di acqua tiepida
  • 1 uovo intero
  • 1/2 cucchiaino di zucchero semolato
  • 50gr di burro bavarese
  • 10 gr di semi di girasole
  • sale (circa 3 grammi)
Per il ripieno (ispirato a questa ricetta):
  • 300gr di tritato di maiale
  • qualche cucchiaio di ricotta fresca di pecora
  • noce moscata
  • ricotta salata (formaggio grattugiato)
    oppure formaggio sapido stagionato tipo pecorino o parmigiano
  • pangrattato
  • prezzemolo
preparazione

Leggete i suggerimenti che ho inserito nel post.

Preparate il panbrioche.

Versate nella planetaria le farine setacciate (le fibre dell'integrale vanno poi capovolte nella ciotola), il lievito madre secco, il latte di soia e l'acqua appena intiepiditi. Fate andare con la "foglia" a velocità minima, in modo da mescolare.

Sbattete appena l'uovo.
Appena l'impasto comincia ad aggrapparsi alla foglia, inserite l'uovo in planetaria insieme allo zucchero e il sale, ed aumentate la velocità poco sopra il numero 1 (kenwood).
Fate incordare.
Quando le pareti e il fondo della ciotola saranno pulite, cominciate ad inserire il burro a piccoli "fogli" trasparenti, lasciando assorbire prima di continuare l'inserimento. Tenete a velocità tra 1 e 2.

Quando avrete finito col burro e l'impasto non sarà attaccato al fondo (sarà incordato), diminuite la velocità, unite i semi di girasole e fate andare per quache giro in modo da far distribuire nell'impasto.

Trasferite sul piano di lavoro, finite di impastare a mano brevemente arrotondando a palla.
Ponete in un contenitore verticale appena unto d'olio, e lasciate in luogo tiepido (circa 30 gradi) riparato da correnti (il forno con luce accesa andrà benissimo).
Fate un segno con un pennarello o con un elastico, in modo da visualizzare il livello di partenza, quindi lasciate fino al raddoppio del volume.

Nel frettempo preparate le polpette.

Impastate tutti gli ingredienti in modo da ottenere una consistenza non troppo molle, e arrotondateli tra le mani in palline non troppo grandi, anzi, piuttosto piccole (più o meno grandi come un cucchiaino da caffè). Tenete in frigo.

Formate i paninetti.

Trascorso il tempo di lievitazione, trasferite l'impasto sul piano di lavoro appena  infarinato.
Ricavate dall'impasto, strozzandolo, delle palline che andranno stese col mattarello. Devono essere dischi piuttosto sottili.

polpette in crosta

Ponete al centro di ogni dischetto una polpettina, riavvolgete con cura sigillando la pasta, e arrotondate tra le mani come a fare di nuovo la polpetta, per distribuire bene l'impasto.

Ponete le palline in teglia con cartaforno e lasciate in luogo tiepido a lievitare coperte da pellicola trasparente non a contatto.
Quando vedrete che sono cresciute leggermente, accendete il forno a 200/220°.
Infornate in forno già caldo per 10/15 minuti (dipende dal vostro forno), finché non sono dorate.

Suggerimento:
se desiderate usare dei bocconcini di carne al posto delle polpette (ad esempio carni bianche o agnello, più tenere) rosolatele appena prima di formare le palline, poi scolate e asciugate e inseritele precotte.

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© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 20 gennaio 2014

Torta che si cuoce con la crema dentro: la facilissima torta Nua

Oggi vi mostro come cuocere una torta che ha già la crema dentro. Questa torta non rappresenta certo una novità sul web. L'ho sentita anche chiamare "la torta magica", perché formate gli strati prima della cottura e questi si addensano dentro il forno. Ne uscirà una torta già farcita, senza doverla poi tagliare a freddo.

Torta Nua cotta con la crema

Di questa torta ho sentito parlare da lungo tempo bene e male. Ero curiosa.
Pensavo fosse comodo avere una torta già farcita, senza dover aspettare che si raffreddi e poi tagliarla e guarnirla. Beh, lo è.  Ammetto, tuttavia, che la crema non è uguale ad una farcitura a freddo: viene più soda, compatta, ma ugualmente buona.

Torta Nua cotta con la crema

Ne esistono moltissime versioni, e, come accade in molti tam tam, si perdono un po' le linee guida: non tutte le ricette sono uguali, le dosi diventano approssimative e vengono adattate alle comodità di ciascuno (compreso l'uso del bimbi). In mancanza di indicazioni precise, quindi, ho calcolato le mie dosi per uno stampo da 22cm di diametro.

La torta è migliore il giorno dopo, e potete provarla in tutte le varianti che preferite (cacao, agrumi, ricotta, rum, etc.) Ho scoperto che conservata in un foglio di alluminio migliora decisamente in sofficità.

E' possibile realizzarla in diversi modi: la maggior parte la prepara distribuendo la crema a cucchiaiate nell'impasto (ma così diventa pesante e affonda facilmente in cottura), io ho preferito creare una specie di "disco" di minor spessore, tra uno strato di impasto e l'altro. Per ragioni estetiche, avevo già in mente di rovesciare la torta dopo la cottura, e ho avuto ragione: in questo modo sembra quasi una torta farcita a freddo.
Allo strato di crema pasticciera potete aggiungere un altro strato di crema al cacao, ad esempio, e farla bi-gusto.

Torta Nua cotta con la crema

Lunedì. Molti odiano il lunedì, me compresa.
Eppure c'è qualcosa di nuovo, fresco, speranzoso, in questo nuovo inizio, perfetto per chi ha bisogno di voltare pagina.

Sembrano più faticosi i lunedì di gennaio, per me sono un po' in salita: sono stanca, eppure ho tante cose da ricominciare. Anche fare le torte è qualcosa da ricominciare!
Da un lato meglio non farne, fanno ingrassare.
Dall'altro sono sempre state la mia passione, e si perde un po' la mano a non farne spesso. Il mondo dei lievitati mi ha assorbito molto, mfacendo mi mettere da parte la mia vecchia passione per i dolci casalinghi. Quest'anno vorrei un po' ribilanciare le parti, ma con saggezza: la dieta fatica a ripartire, e ho qualche chilo di troppo da smaltire!

Vi ho spaventato? Non temete, questa torta è abbastanza leggera, e soprattutto facile.
La ricetta è molto comune sul web, il procedimento l'ho invece adattato alla mia esperienza.
Se vi va di provarla, mi farebbe piacere sapere come vi riesce.

ingredienti

Per una tortiera di 22cm di diametro.

Per la crema al limone:
  • 1 tuorlo
  • 50 gr. di zucchero
  • 30 gr. di farina o amido
  • 250 ml di latte intero
  • mezza scorza di limone
Per la base:
  • 150 gr. di farina “00″
  • 100 gr. di zucchero
  • 2 uova intere
  • 50 gr. di latte intero
  • 65 gr. di olio di semi di arachidi
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • mezza scorza di limone
  • 1 pizzico di sale
preparazione

Cominciate dalla crema, che dovrà riposare.

In un pentolino dal fondo spesso scaldate il latte con la scorza di limone grattugiata (qualcuno la unisce intera e poi la toglie) su fuoco al minimo.

Mentre il latte sale a bollore (non dovrà arrivarvi) montate il tuorlo con lo zuchero finché non schiarisce.

Appena il latte freme, versate tuorlo e zucchero nel latte, spegnete il fuoco, unite l'amido setacciato.

Mescolate delicatamente con una frusta finché non comincia ad addensarsi, quindi lasciate a raffreddare.

Preparate ora la base della torta.

Pesate prima tutti gli ingredienti.
Imburrate e infarinate la tortiera.

In una planetaria con frusta doppia montate le uova con lo zucchero, un pizzico di sale e la scorza di limone, finché non "scrivono" (ovvero sollevando la frusta il composto rimane attaccato ai fili e colando giù resta per un attimo visibile come un filo).

Incorporate la farina setacciata con il lievito, a piccole dosi,  e mescolate a mano (con un cucchiaio o un leccapentole), delicatamente, finché non è completamente incorporata. 

Cominciate a scaldare il vostro forno, alla temperatura di 160°.

Unite a questo punto il latte a filo, poi l'olio in questo modo:
in una ciotola a parte amalgamate qualche cucchiaio della massa che avete appena montato alla dose di olio, non il contrario.
Una volta disciolta bene la piccola parte di impasto nell'olio della ciotola, incorporate il contenuto della ciotola alla massa montata che avete in planetaria.

Procedete rapidamente alla posa nello stampo:
versate metà del composto con delicatezza sul fondo dello stampo,
quindi versate circa 6 cucchiai di crema a formare uno strato, al centro, lasciando qualche millimetro dai bordi, quindi terminate con la metà del composto.
Infornate per 45 minuti circa.

Sfornate, lasciate raffreddare qualche minuti, capovolgete su una gratella per dolci.
Una volta freddo, cospargete il dolce di zucchero a velo.


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© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

martedì 31 dicembre 2013

Lascio andare: ricetta per il nuovo anno

Quando la nostra vita si anestetizza intorno alle abitudini il cambiamento diventa lento e difficile. Per fare spazio al nuovo bisogna avere il coraggio di lasciare andare ciò che non ci serve più.


lascia andare
collage di foto da google

Tutti facciamo buoni propositi nell'ultimo dell'anno.
Tutti facciamo agli altri auguri che vogliamo anche per noi stessi.
Che sia un anno migliore, che ci porti cose belle, che la felicità si impossessi di noi.

Come se voltare pagina di calendario avesse un effetto magico sulle nostre vite, e guardando all'anno nuovo intonso e immacolato tutto fosse possibile. Alzando quel calice di mezzanotte, tutti i desideri salgono al cielo.

Questo che è appena passato è stato un anno importante per me: ho attraversato alcuni grandi cambiamenti, ho imparato un sacco di cose nuove. Mi sento un'altra persona.
Se io ho lavorato per esserlo, tuttavia, penso anche che queste cose avvengono anche naturalmente, ed ogni giorno ci cambia un po', ci rende persone diverse.
Se siamo aperti alla consapevolezza di tutto questo, non possiamo che trarre benefici dal cambiamento insito nella crescita.

C'è una consuetudine nota a molti, nell'ultima notte dell'anno: buttare via qualcosa di vecchio per fare spazio al nuovo. Qualcuno lo fa concretamente, bruciando o lanciando oggetti dalla finestra in segno augurale, qualcuno lo fa simbolicamente.

E' per questo che in questo articolo voglio mettere la ricetta per il nuovo anno (la mia, personale, ovviamente) che prevede, piuttosto che una lista di ingredienti da mettere insieme, una lista di cose da LASCIARE ANDARE. Una ricetta al contrario.
preparazione

Prendete una serie di cose che si sono accumulate nell'ultimo anno, e cominciate a togliere quello che non vi serve. Siamo bravissimi ad accumulare il superfluo, forse per istinto, forse perché siamo biologicamente determinati ad accumulare per sopravvivere. Ma arriva il momento in cui quello che non serve comincia a stare al posto di qualcos'altro.

Quando siamo insoddisfatti della nostra condizione attuale (e in questo periodo tanti abbiamo ragione di esserlo), è abbastanza inutile lamentarsi. Per quanto piangersi addosso sia una fase importante, quella del rendersi conto del problema, non possiamo permetterci che duri troppo a lungo, se questo ci impedisce di muoverci verso le soluzioni.

E' universamente noto, persino in medicina, che il pessimismo non è un buon alleato: la forza della mente è tale che l'ottimismo, invece, riesce a far miracoli, a guarire persino le malattie più ostinate, a farci produrre sostanze "magiche" che innescano a catena una serie di reazioni positive.

A volte mi trovo così dentro ad alcune abitudini  da diventare incapace di cambiare.
Nel corso dell'ultimo anno ho dovuto rompere talmente tanti meccanismi consolidati dal ritrovarmi, ad un certo punto, con poche dolorose certezze. Una fase dolorosa ma necessaria, quella del dolore, che mi ha permesso di fare piazza pulita e di ricostrure.

Ma la cosa più affascinante è che quando si affronta un cambiamento significativo, si pensa che ad un certo punto si taglierà un traguardo e si sarà "giunti". E invece no.
Quello che impari strada facendo è che questo cambiamento è un percorso, è l'essere on the road again tutti i giorni, e che non si arriva mai. Augura a te stesso di non essere mai arrivato, perché finché c'è vita c'è strada da fare, e solo chi muore arriva!

Quindi la sofferenza è impegnativa, oltre che necessaria, ma la incontrerai ancora e ancora, molte volte. La benedico, la ringrazio, la saluto e la accolgo, perché mi insegna a guardare dove prima non volgevo mai lo sguardo. E poi la lascio andare, muovendomi verso qualcosa di meglio.

Ed ecco la mia "lista" di "ingredienti" che non mi servono più, e che lascio andare per fare entrare il cambiamento che desidero.

ingredienti

Lascio andare:
  • I "si deve".
Vivo molte cose secondo quello che mi è stato insegnato, e sono grata per gli insegnamenti importanti che mi hanno permesso di diventare quello che sono, ma a volte il senso del dovere e del conformismo chiudono i sensi alla libertà e all'autenticità.
  •  L'attaccamento alle cose.
Non voglio niente che non sia ciò di cui ho davvero bisogno.
Sembra facile, ma in quel davvero c'è il lavoro di una vita. Sono così lontana dal sentire quello che mi piace, quello che mi serve!
Troppo spesso dimentico di chiedermi "cosa mi serve ADESSO": il qui ed ora è fondamentale, e se una cosa mi piace, mi fa stare bene, non è detto che lo faccia in ogni momento della mia vita. Ascoltare il mio corpo, sentire i suoi bisogni, momento per momento. Sempre.
  • Il passato.
Le persone come me si affaticano nella difficoltà a lasciare andare il passato. Il nuovo fa sempre un po' paura. Non ho una ricetta per questo, ma se anche tu come me vivi di romantiche nostalgie, prova ad avere un po' di fiducia nel presente. Sono poche le sicurezze di cui abbiamo bisogno: il respiro, il contatto dei nostri piedi sul terreno, la capacità delle nostre gambe di muoversi in avanti, delle nostre spalle di sostenerci. Sono metafore, ma anche no. Chi vive il presente non teme il futuro: sarà solo il nostro oggi, quando sarà il suo momento.
  • Le scuse.
Ho vissuto molte situazioni in cui il mio peggior nemico sono stata io stessa. Le mie paure mi hanno spesso accecato, facendomi inventare scuse per non affrontare determinate situazioni. La cosa peggiore di tutto questo è che, quando non ce ne rendiamo conto, per l'appunto non lo vediamo nemmeno. Se un altro ce lo fa notare, neghiamo; se un amico ce lo dice, ci innervosiamo.
Sono scuse: la verità è dolorosa, e non pretende di avere ragione.
  • Le cose preconfezionate.
La nostra vita è piena di definizioni che diamo alle cose, alle persone, a noi stessi. Queste nascono per essere utili, per aiutarci a classificare la vastità della vita, ma finiscono con l'essere limitanti nel nostro approccio alle cose. Io lascio andare tutte le definizioni di me stessa che mi hanno dato, e che mi sono data, per vivere ogni giorno con l'ingenuità di un bambino che deve ancora dare un senso alle cose. Quando non do nulla per scontato il mondo mi svela, anche sugli altri, segreti che non avrei immaginato: via i vincoli, voglio essere libera!
  •  Il bisogno di far bella figura.
Prima di Natale è arrivato per me un insegnamento importante che è passato attraverso un momento di grande malessere fisico. Ero così presa da quello che dovevo fare (tutte cose autoimposte, eh!) dal non sentire più cosa volevo fare. Le due cose si erano confuse in modo poco sano.

Molte delle cose che facciamo, e questo è legato ai "si deve" (vedi sopra), le facciamo per strani motivi: vogliamo piacere, vogliamo che ci dicano bravi o che soltanto lo pensino, vogliamo qualcosa in cambio, vogliamo essere riconossciuti attraverso le cose che sappiamo fare. Ma spesso tutto questo non serve.

La perfezione non esiste, ed è del tutto inutile che io la insegua attraverso il fare-fare-fare. Non sarò migliore se lavoro di più, pulisco di più, faccio di più, e così via. La qualità è decisamente migliore della quantità, ma nello stesso tempo questo pensiero mi porta a scoprire che ci sono cose che ritengo importanti e che in realtà non lo sono.

Ci saranno momenti in cui qualcuno si aspetterà da me qualcosa, ma non lo farò se questo mi porterà un disagio che si ripercuoterà sul mio benessere e, indirettamente, sulle mie relazioni significative. Sai di cosa sto parlando?
  • Il giudizio.
Io sono il giudice più severo di me stessa, e con questo mi do sempre la zappa sui piedi.
E' davvero difficile rinunciare a giudicare: noi stessi, gli altri, le cose. Un atteggiamento ingenuo, tuttavia, come dicevo sopra ci permette il lusso della sorpresa. L'imprevedibile. Un nuovo modo di guardare molte cose. E se il giudizio nasce -sempre- da un modo rigido di percepire (una situazione, una relazione, una persona) io abbandono gli stereotipi e smetto di dare le cose per scontate. Esco dal mio -unico- modo di giudicare, e mi metto in altri panni.
  • Il bisogno di controllare.
Prende vie strane, talvolta, il nostro bisogno di sicurezza. Pianificare nei minimi dettagli è un tentativo di controllare, resistere al cambiamento è un tentativo di controllare, cercare di aver sempre ragione è un tentativo di controllare...
Ho imparato che tutto ciò che mi tocca davvero il cuore sembra avere una consistenza eterea: la creatività, la musica, la sensualità, la gioia di vivere, la saggezza.
Eppure la vita non si ferma, né si dirige, né le si può impedire di fare i suoi percorsi, anche quando ci illudiamo che sia in nostro potere farlo.
Ma soprattutto, ho capito che tradurre queste sensazioni in parole che siano intellegibili per gli altri è davvero arduo, perché non sono teorie ma esperienze! Ciascuno di noi ha il suo percorso personale, ed è impossibile trascinare qualcuno in una strada che non vuole fare.
Auguro quindi a tutti voi il potere del relax.
Pensiamo che per essere rilassati dobbiamo stare fermi e non fare nulla.
A me piace pensare che RILASSARE  porti l'etimo di allargare, sciogliere: azioni che implicano un movimento positivo e volontario, che ci permettono di AMPLIARE l'esperienza, a partire da ciò che sentiamo buono per noi stessi. Non l'immobilità, quindi, ma il cammino sulla strada della consapevolezza.

© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 30 dicembre 2013

Arista di maiale in salsa al latte, in pentola a pressione: ricetta facilissima

Un arrosto aromatico con salsa al latte, da cuocere in pentola a pressione. Richiede una preparazione minima, ed il successo è garantito. Non è estremamente elaborata negli ingredienti, cosa che la rende un piatto leggero e povero di grassi, soprattutto se paragonato alle pietanze più elaborate dei giorni di festa.

arista

Ultimi giorni di questo anno che se ne va. Il cibo mi da la nausea, e di cucinare non ne posso davvero più. Oltre ai giorni di festa, passati in famiglia, ci sono i giorni in mezzo alle feste, passate con gli amici più cari, quelli che non puoi fare a meno di vedere e per i quali rinunci al sonno, al riposo, alla dieta. E così il tour de force va avanti, fra carrellate di piatti buonissimi e di ore di sonno perse.

Sono stanchissima, ma in qualche modo felice: quest'anno avevo deciso di non avere aspettative sul Natale, sulle riunioni in famiglia, fermamente convinta che in tutto c'è qualcosa di positivo e che io avrei trovato il mio bilancio favorevole. Ci sono riuscita.
Mi sono sforzata -e tanto- di guardare oltre, di alzare lo sguardo dai particolari per cercare il senso generale delle cose, il senso che unisce come un filo le tradizioni che ogni anno si ripetono, e quelle piccole novità date dal tempo che passa.
Quest'anno mi sono allenata in strada tutti i giorni, compresa la mattina di Natale. Non ho dimenticato, nel tran tran massacrante, di dedicare un po' di tempo a me stessa e alla mia salute, e per quanto sia stressante aggiungere l'esercizio fisico alla stanchezza del periodo, è anche molto rigenerante.
In strada tutto è pulito, si prendono le distanze da certi pensieri, si torna in contatto con se stessi, senza contare che camminare, anche lentamente, per me è massaggiare il mio stomaco "cullato" dall'interno, cosa che mi rimette sempre a posto ogni dolore legato all'eccesso di cibo.

Non sono troppo fiera di me: nonostante tutto la bilancia sale (di poco ma sale). Ma è Natale, e avevo anche voglia di questi eccessi, di essere sopra le righe, di vivere questi pranzi in modo diverso. So che a Gennaio, come molti, tornerò a dieta. Questo è quello che vorrei fare, questo è quello di cui avrei bisogno.
Nel frattempo, guardandomi allo specchio, trovando il tempo della pausa che le feste ti concedono, mi riscopro ad apprezzarmi tanto, e riscoprirmi soddisfatta di me. Quest'anno, per il 31, butterò via (davvero o simbolicamente non so) qualcosa che appartiene alla vecchia me, probabilmente un vecchio indumento largo, sperando che, a prescindere dalle mangiate di queste feste, io abbia chiuso definitivamente con quello stile di vita.
 
ingredienti
  • arista di maiale legata, 1 kg (potete sostituire con dell'arrosto, anche di vitello)
  • chiodi di garofano, 5 o 6
  • alloro, 2 foglie
  • salvia, 1 foglia
  • rosmarino, qualche ago
  • cipolla bianca, una media
  • carote, 2 piccole
  • sedano, un pezzetto
  • scorza di arancia, un pezzetto piccolo
  • sale, q.b.
  • olio, 3 cucchiai
  • latte p.s., 350ml
  • brandy (facoltativo, io non l'ho messo)
preparazione

Preparate un trito di cipolla, sedano, carota e scorza di arancia, e versatelo insieme all'olio sul fondo della pentola a pressione.
Ponete sul fuoco e rosolate.

Inserite quindi il tocco di carne in cui avrete inserito i chiodi di garofano, ambo i lati, equamente distribuiti. Sigillate la carne da tutte le parti.
Se scegliete di usarlo (io no) inserite qui qualche cucchiaio di brandy e fate sfumare.

Inserite i restanti aromi, il sale, e per ultimo il latte.
Chiudete il coperchio a pressione, e dalla fuoriuscita del vapore fate cuocere 40-45 minuti.
Spegnete e lasciate in pentola. Sentirete che profumo!

Una volta fredda, aprite la pentola a pressione e scolate l'arista.
Tagliate la rete o lo spago con delle forbici e tagliate a fette molto sottili.
Con un frullatore ad immersione frullate il fondo di cottura, che io ho servito così com'è. Volendo potete addensarlo con un po' di farina (senza glutine per i celiaci) e farne una salsa più densa, che sarà indispensabile per l'accompagnamento del piatto.

Disponete le fette a strati in un conenitore dai bordi alti, irrorandole con la salsa strato per strato.
Chiudete col coperchio e lasciate a insaporire per qualche ora.
Quindi disponete in un piatto a servire, scaldate al microonde, e servite con la rimanente salsa a parte.


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