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mercoledì 24 agosto 2016

Triglie in rosso con gamberi

Triglie e gamberi in umido: una preparazione a base di pesce dal sapore intenso e di facile preparazione.


La triglia è, secondo me, uno dei pesci più gustosi. La sua carne è tenera e saporita, ed è buona sia fritta che in tegame, che in zuppa. Oggi l'ho preparata in modo molto semplice, occorrono pochi minuti per allestire la preparazione e una cottura non troppo lunga, un piatto per due o tre persone.

ingredienti
  • tre triglie fresche o decongelate già squamate ed eviscerate
  • mezzo scalogno
  • 250 gr di passata di pomodoro
  • 200gr di gamberi già sgusciati
  • sale e olio q.b.
  • 4 foglie di basilico
  • 4 rametti di prezzemolo
preparazione

Pelare e tritare lo scalogno.
Metterlo in padella o in un tegame largo con un filo d'acqua, porre su fuoco dolce e fare leggermente ammorbidire. Prima che l'acqua evapori aggiungere un filo d'olio d'oliva e fare leggermente rosolare.

Unire le triglie e far cuocere alcuni minuti per lato.
Unire quindi i gamberi, un trito di basilico e prezzemolo e terminare la cottura (15-20 minuti in totale).

Nota: ho cotto senza coperchio con l'aiuto di un para-schizzi per ottenere un sugo denso e non troppo "brodoso".

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© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

mercoledì 10 febbraio 2016

Broccoli in tegame alla siciliana (vrocculi arriminàti cà muddica atturràta)

I vrocculi arriminàti prendono il nome dalla tecnica di cottura, che prevede che si mescolino continuamente fino a renderli spezzettati e morbidi. Vengono cosparsi di muddica atturràta, ovvero abbrustolita, che completa il piatto con gusto e croccantezza.

pasta chi vrocculi arriminati

A Palermo il broccolo è il nome del cavolfiore. È di stagione proprio adesso, e se ne vedono in giro di bellissimi. Il broccolo arriminato è solitamente il condimento per la pasta chi vroccula, ma in casa nostra si mangia anche così.

Ogni provincia ha le sue varianti, e questa, abbastanza semplice, è la nostra. Dai fornelli al blog, in diretta dalla nostra tavola. Talvolta aggiungiamo dadini di caciocavallo stagionato o una spolverata dello stesso formaggio, sopra.

Uva passa (passulìna) e pinoli (pinòla) creano quel contrasto di gusto e consistenza che gli arabi ci hanno insegnato.

Le dosi sono orientative e si basano sul gusto personale. Si termina il piatto con del pangrattato tostato fino a doratura, che anticamente sostituiva il formaggio in molti piatti della cucina siciliana, e veniva spolverato sulla pasta soprattutto tra le famiglie meno abbienti che il formaggio non potevano permetterselo.


ingredienti

  • un piccolo broccolo (io ho usato quello bianco)
  • due cucchiai di olio d'oliva
  • 3 acciughe sottolio
  • una manciata di uvetta e pinoli
  • zafferano
  • pangrattato
  • sale e pepe
preparazione

Pulite il broccolo, dividetelo in cimette e cuocetelo a vapore o lesso.

Mettete a bagno passolina (uvetta) e pinoli in acqua calda.

Scaldate i due cucchiai d'olio in un tegame e scioglietevi le acciughe.

Versate le cime del broccolo già cotte nel tegame, unite uvetta e pinoli scolati, zafferano, sale e pepe.

Mescolate frequentemente (da qui il nome "arriminati") fino a che il broccolo non  quasi disfatto (a me non piace che sia ridotto in crema).

Prendete una padella antiaderente e fate tostare del pangrattato (muddica atturrata). Usatelo per cospargere il broccolo prima di servire.

Con il broccolo arriminato si usa condire la pasta (bucatini o margherite), che viene cotta nella stessa acqua in cui si è lessato il broccolo, ma è ottimo anche come piatto unico.

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© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

venerdì 16 novembre 2012

Pesce a sfincione (alalunga imperiale): ricetta siciliana di pesce

Il pesce a sfincione è un piatto molto gustoso della sicilia occidentale, che si prepara usando sopra il pesce un condimento analogo a quello dell'omonimo lievitato palermitano. Lo sfincione è, infatti, una focaccia condita -principalmente- con abbondante cipolla e pomodoro a pezzi rosolato con pangrattato.

pesce a sfincione

Mi sono notevolmente stupita quando, con una rapida ricerca in rete, ho trovato molte ricette (anche di blasonati siti) che spacciano per pesce a sfincione solo un trancio di pesce panato (più o meno condito, spesso senza pomodoro).
Nessun siciliano che si rispetti spaccerebbe per pesce "a sfincione" un piatto che non abbia almeno gli ingredienti principali dell'originale.

Lo sfincione è un pane lievitato, simile alla pizza a taglio o alla focaccia. Il suo nome ha chiare origini arabe: sfang, poi sfincia, denomina tutto ciò che è morbido, spugnoso, quindi lievitato e soffice.
Sfincione perché è grande: si prepara in teglie rettangolari, oppure a forma di grande ruota (si dice, per l'appunto, una ruota di sfincione) e si vende a porzioni.
Anticamente era il pane della vigilia per tutte le feste natalizie (in particolare a Bagheria), ed il pane della festa di fidanzamento. E' facile pensare come fosse un modo povero di vestire a festa il solito pane.

Il suo condimento è, pur nelle varie declinazioni, costituito da un impasto umido e "bricioloso" ottenuto con pomodoro a pezzi (non salsa di pomodoro), pangrattato (principale responsabile della consistenza), tantissima cipolla (ma proprio tanta!) e altri ingredienti come origano, acciughe, capperi, e così via.
Senza questo, non è sfincione.

pesce a sfincione

Ora, il segreto sta tutto nella preparazione del suddetto condimento. Per questo mi meraviglia che (su Google immagini potete rendervene conto) ci siano ricette che non lo prevedano.
Quindi, sappiatelo: non potete condire un piatto "a sfincione" se non procedete pazientemente con questa preparazione, che di certo non è mettere tutti gli ingredienti sopra ed infornare, ma non è neanche particolarmente difficile, se non nel tempo che richiede. 

Vi domanderete quanti piatti è possibile condire ad imitazione dello sfincione: le patate, i carciofi, il pesce (in particolare il baccalà che io non ho usato, ma va bene qualsiasi trancio sia già deliscato), e tutto ciò che riuscite a disporre come base, su cui verserete il letto di cipolle e pomodoro così conditi e nella quantità di almeno un dito di spessore. 

Chiedo scusa se con la mia inesperienza, e la fretta di una sera a cena, non ho saputo rendere in queste brutte foto la peculiarità del condimento, ma vi assicuro che l'impegno nel digerirlo (non è certo un piatto... leggerino) ha provato la sua originalità!

Dopo tanto parlare, vi ho incuriosito e volete preparare l'originale sfincione palermitano? Vi suggerisco questa ricetta.

ingredienti
  • 2 cipolle
  • 4 pomodori tondi da sugo
  • 4 tranci di pesce deliscato a vostra scelta (qui, trancio di alalunga imperiale)
  • olio
  • abbondante pangrattato
  • origano
  • sale 
  • a scelta: capperi e olive
preparazione

Sbucciate e tagliate le cipolle a rondelle sottili, quindi a mezzaluna.
Sbollentatele per 10-15 minuti.
Scolatele.

Sbollentate i pomodori, privateli della buccia e tagliateli a pezzetti.

Rosolate le cipolle e i pomodori a dadini in un pò d'olio e.v.o.

Panate i tranci di pesce con pangrattato abbonante, quindi passateli in un ampio tegame fuoco-forno che avrete precedentemente oliato e salateli.

Distribuitevi sopra il condimento di cipolla e pomodoro, spargetevi sopra abbondante pangrattato e origano, terminate con un giro d'olio.

Passateli al fornello (coperti) o al forno (200°) finché non sono dorati ambo le parti.
Potete anche usare un solo tipo di cottura e girarli a metà tempo, ma io preferisco terminare al grill in modo da lasciare -non girandoli- uno spesso strato di pangrattato dorato in superficie.
Cuociono in circa 20 minuti.
Servite con un filo d'olio a crudo per terminare.

mercoledì 7 novembre 2012

Salmone in finta frittura con salsa tzatziki: la scienza in cucina con ricetta light

Il salmone è un alimento ricco di grassi polinsaturi e omega3, di gran lunga migliori rispetto a quelli delle carni rosse, pur contenendo una quantità equivalente di proteine. Grazie a questo, con un metodo di cottura rapido e leggero, si ottiene un piatto gustoso.

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A volte sono riluttante verso certe ricette troppo dietetiche: ci sono cibi che vanno gustati nella loro opulenza. Eppure, tendenzialmente, preferisco trovare il modo di non coprire molto i sapori con un condimento eccessivo e sono una fan dei sapori "in purezza".

Ora, dovete sapere che il mio zenzeroso marito, come molti uomini, è un fanatico del barbeque: lui, sopra, ci metterebbe qualsiasi cosa. Il problema, se non disponi di uno spazio all'aperto lontano da civili ed altrui abitazioni, è che non sempre è fattibile; ma l' "arrostito" ha sempre una marcia in più.

In questo caso, con una padella in ceramica di buona qualità, ho tentato di riprodurre quella che lui da mesi e mesi mi ripete come la cantilena della reazione di Maillard: quella serie complessa di fenomeni che, ad alte temperature e per un periodo determinato di tempo, brunisce la superficie di un alimento grazie alla cottura di zuccheri e proteine, mantenendone intatto e succoso l'interno (come ad esempio in una buona fiorentina alla brace).

In questo caso, i fattori tempo e temperatura, attraverso il grasso naturale del salmone, ottengono il risultato dorato e croccante della frittura, senza che vi sia la minima aggiunta di grassi. In pratica, è un salmone arrostito, ma per le sue specifiche proprietà il piatto si presenta croccante e gustoso come un fritto.

Le proteine del salmone, insieme agli zuccheri ottenuti dalla marinata (utilizzando del vino o del succo di agrumi), ottengono la reazione voluta. Se pensate di provare a caramellare il piatto come si fa con una bistecca di carne, però, vi suggerisco di non provare col normale saccarosio, che non appartiene alla famiglia degli zuccheri riducenti: provate invece con del miele, con lo zucchero di canna o col fruttosio (contenuto nella frutta).

ingredienti

Per una persona:
  • una fetta di salmone tipo bistecca
  • succo di limone
  • vino bianco
  • sale
  • prezzemolo
  • salsa tzatziki 
preparazione

Preparare una marinata con vino bianco e succo di limone, nella quale passerete il salmone per qualche minuto.

Scaldare una piastra-padella fino a raggiungere la temperatura di 140-180°.

Adagiare il salmone scolato dai succhi e, mantenendo il fuoco vivo, doratelo ambo i lati.

Salare e servire accompagnato dalla salsa tzatziki e cosparso da un trito di prezzemolo.

lunedì 9 aprile 2012

Hot cross buns: panini dolci speziati

hot cross buns

Avevo già da tempo deciso di preparare gli hot cross buns nei giorni del triduo pasquale. Questi panini speziati, dolci, conosciuti nella mia prima infanzia attraverso una filastrocca in inglese, mi hanno sempre affascinato, ed in questi giorni (complice la raccolta di ricette di quaresima) ne avevo letto davvero tanto.

hot cross buns

Pare che abbiamo poteri "magici", e che comunque siano un segno di augurio, di buona salute e di buona fortuna. Che ci si creda o meno, sono comunque un bel regalo da ricevere in dono.
E così, bruciata sul tempo (e ben lieta di esserlo) da Daniela di Menù turistico, mi sono lanciata con ancora più entusiasmo, ed ho usato proprio la sua ricetta.

hot cross buns

Ok, ok, non sono venuti fuori proprio bellissimi, ma io coi lievitati non è che ci vada proprio d'accordo. Però sono buoni! Li ho fatti un pò più piccoli degli orginali, e li ho distribuiti tra parenti e amici, che sembrano aver gradito.
Sono perfetti per una colazione leggera, hanno un profumo molto intenso (anche perché ho usato un bel pò delle mie spezie preferite), li immagino ottimi anche farciti, ma non ho fatto in tempo a provare perché sono finiti subito!

hot cross buns
ingredienti

Per i panini:
  • 50 g di zucchero semolato 
  • 150ml di acqua tiepida
  • 1 cucchiaio raso di lievito secco
  • 450 g di farina
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino abbondante di spezie miste (io ho usato zenzero, cannella, noce moscata e chiodi di garofano, in polvere)  
  • 50 g buccia tagliata sottile di arancio e limone
  • 40-55 ml di latte riscaldato
  • 1 uovo sbattuto
  • 50 g di burro fuso
Per la glassa:
  • 2 cucchiai rasi di zucchero granulato
  • 2 cucchiai di acqua
Per la croce:
  • 110 g di farina
  • 3 cucchiai di acqua
preparazione

Mescolate 1 cucchiaino di zucchero semolato in 150 ml di acqua appena tiepida, poi spruzzate nel lievito secco e lasciatelo riposare fino a che non schiuma. In alternativa seguite le istruzioni sulla vostra confezione.

Nel frattempo setacciate la farina, il sale e le spezie (cannella, noce moscata, zenzero, chiodi di garofano) nella ciotola della planetaria e aggiungete i restanti 50 g di zucchero, l'uvetta e la bucce di agrumi tagliati sottili.

Versatevi al centro il composto di lievito e 40 ml di latte tiepido (37°, ovvero la temperatura che "non vi fa sentire niente" quando vi immergete un polpastrello, dato che si tratta della temperatura corporea), l'uovo sbattuto e il burro fuso.

Cominciate ad impastare a bassa velocità (se non usate l'impastatrice cominciate con un mestolo in legno e poi con le mani)  aggiungendo eventualmente un cucchiaio o due di latte se ce ne fosse bisogno.

Lavorate l'impasto lentamente per circa 6 minuti.

Rimettete la pasta  dentro una ciotola, copritela con una pellicola leggermente unta d'olio, e lasciate lievitare in un luogo tiepido ( ci vorrà circa un'ora per raddoppiare la sua dimensione originale).

Tirate fuori la pasta ed impastatela di nuovo.

Dividete il composto in 12 porzioni (io ho preferito farli più piccoli ed ottenerne di più) formando delle palline e disponetele sulla teglia imburrata o ricoperta di carta forno (lasciando un po’ di spazio tra uno e l’altro per la ulteriore lievitazione).

Incidete una croce profonda su ciascuna di esse con un coltello affilato.
Lasciateli lievitare ancora una volta, coprendoli con la pellicola trasparente ben unta, per circa 25 minuti.

Nel frattempo pre-riscaldare il forno ad una temperatura di circa 200° (dipenderà dal vostro forno).

Cuocete i panini per circa 15 minuti.

Mentre stanno cucinando,  preparare la glassa.

Fondete 2 cucchiai di zucchero e 2 cucchiai di acqua a fuoco dolce e spennellate i panini con questa glassa non appena escono dal forno, per renderli belli lucidi e un po’ appiccicosi.

Fate una pasta con farina e circa 3 cucchiai di acqua .
Stendetela in uno strato sottile e dividetela in piccole strisce che poi metterete incrociate sui vostri buns, inumidendoli da un lato per farle aderire, nella croce incisa precedentemente.

venerdì 6 aprile 2012

Polpette di alici: ricetta siciliana e di magro

polpette di alici

Ed è finita la quaresima, e con lei la mia raccolta sulla cucina di magro.
Ringrazio tutti i partecipanti, e spero che sia utile sul web a chi voglia cercare idee su questo periodo dell'anno.
Mancano molte ricette all'appello, non vuole certo essere esaustiva, ma testimonia l'impegno di chi ha partecipato. Pur avendo in mente molte ricette tipiche di alcuni territori nazionali, non ho voluto inserire ricette che non fossero da me (o da altri) provate e fotografate.
Al link sopra troverete tutte le ricette inserite in elenco.

polpette di alici

Oggi vi propongo un piatto di pesce che corriponde a diverse categorie: cucina di famigliacucina sicilianacucina di magro.
E' una ricetta della mia nonna: quando entravo in casa sua e quell'odore di fritto mi invadeva le narici, al contrario di tante esperienze in cui ne resti nauseato, era un vero gaudio dei sensi. Puntualmente ci scappava l'assaggio: invitanti polpettine dorate che stavano sul piatto una-tira-l'altra. Impossibile resistere.

Un giorno le chiesi : "nonna, ma come le fai queste polpettine meravigliose?!"
Rispose: "Tu comu ì fai i purpetti ri carni? Chisti sunnu ù stissu.
[Tu come le fai le polpette di carne? Queste sono uguali.]
E' passato tantissimo tempo, ma io me lo ricordo come fosse ieri.

polpette di alici

Oggi, pensando a lei che non c'è più, provo a rifarle uguali.
Non sono difficili, anzi, si preparano in pochi minuti, e la frittura, se eseguita correttamente, è molto asciutta e leggera, e non sporca per niente (niente schizzi).
Il gusto è garantito. L'unico neo? Per ora mia figlia rifiuta il pesce, e dopo tanta amorevole preparazione ha detto... "No". Io e il suo papà in questi casi siamo costretti a sacrificarci per finirle!

Un piccolo suggerimento: come piatto "di quaresima" le ho servite su un letto di insalata, ma diventano un piatto davvero sfizioso se accompagnate ad una salsetta (ci sto studiando su per trovare un abbinamento che mi gusta) o ad una caponata leggera. L'idea è di fare una specie di intingolo con cui accompagnare ogni polpetta, grande quanto un boccone. Io ho pensato alle melanzane, che ne dite?

polpette di alici

Due parole sulla diliscatura: è molto semplice, e non richiede particolare fatica, a patto che le alici con cui preparate questa ricetta siano molto piccole. E' necessario infatti che le scegliate di piccolo taglio per ottenere la giusta consistenza per le polpette. Quelle medio-grandi utilizzatele per altre ricette.
Scegliendo le piccole sarà più semplice tirare via la testa a cui resteranno attaccate le interiora, senza troppo impegno.
La lisca e le code, essendo pesci davvero piccoli, non le percepirete nemmeno. Ma se avete il palato eccessivamente fine, togliete le code. Le lische, infatti, in pesci così piccoli sono difficili da togliere con prescisione, ma nulla vi vieta di cimentarvi nell'impresa. Io le ho lasciate.

polpette di alici

ingredienti

Per 2-3 persone (dipende che ne facciate un antipasto o un secondo piatto)

  • alici, 450g
  • pangrattato, q.b.
  • menta, 1 cucchiaino da tè (secca o fresca)
  • scorza di limone grattuggiata, 1 cucchiaino da caffè
  • noce moscata, un pizzico
  • uovo, 1 piccolo (va bene anche il solo albume, se avete un tuorlo troppo grande che può coprire il sapore delle alici)
  • olio per friggere
preparazione

Pulite le alici come indicato sopra.

Frullatele (o tritatele al coltello) insieme agli aromi, l'uovo, e pangrattato quanto basta ad ottenere un composto con cui realizzare le polpette.
Alcuni utilizzano il pane raffermo o del pane in cassetta, io preferisco sempre il pangrattato (ce l'ho sempre in casa!)

Fate delle polpettine piccolissime, che friggerete rapidamente in olio profondo e di temperatura medio-calda (per non bruciarle troppo). Richiedono un paio di minuti di cottura.

Asciugate su carta assorbente e servite calde o tiepide.

venerdì 30 marzo 2012

Filetti di pesce persico allo zafferano con indivia e finocchi: ricetta facile di quaresima

pesce persico in salsa


La ricetta di magro di questa settimana, per la mia raccolta sulla cucina quaresimale, mi ha visto impegnata sulla mia vecchia agenda di cucina. Dovete sapere che non è un'agenda qualunque, è L'Agenda: quella che viene consultata come un oracolo, che risolve ogni problema o quasi, che ha risposte per tutte le domande.

Con questa ricetta, la cara vecchia agenda ci mette in tavola un piatto semplice da preparare, rapido, ricco nel gusto e leggero nei condimenti (potete anche diminuire la quantità di frutta secca se volete renderlo più light). Avendo tutti gli ingredienti, si prepara in pochi minuti, anche rientrando tardi da lavoro.

Questa è una ricetta di mia suocera, ma non posso giurarvi che sia una ricetta tradizionale. Direi piuttosto che si tratta di una di quelle ricette che lei aveva appuntato, e che poi nel tempo ha sperimentato parlandone bene. E me l'ha passata.
La quaresima volge al termine, ed io non volevo farla passare senza recuperare anche una delle vecchie ricette che appartengono ai nostri antichi cicalecci sui piatti da mettere alla prova.

pesce persico in salsa


Inizialmente, per mio moderno pregiudizio, ero un pò titubante per l'uso della frutta secca in quaresima, ma nelle mie ricerche ho poi scoperto che, a dispetto del loro apporto calorico, le candide  amandole erano consentite, non per conoscenza dei loro valori nutrizionali ma per simpatia verso il loro colore bianco. Lo stesso quindi per i pinoli.

Il persico non è un pesce molto gustoso, ma preparato in questo modo merita davvero: ovviamente potete sostituirlo con qualsiasi altro pesce a filetto o a trancio, purché deliscato, come il merluzzo, il pesce spada, il tonno, l'orata, e via dicendo.
La ricetta è molto rapida perché non richiede molti passaggi e la cottura dev'essere mantenuta "al dente", è pronto in pochi minuti.

Il contorno di indivia e finocchi, preparato col latte, contravverrebbe alle più antiche ed integerrime regole sulla cucina di magro: suppongo che in tempi antichi avrebbero sostituito il latte con acqua.

ingredienti
Per 4 persone:
  • filetti di pesce persico, 4
  • pinoli, 40g
  • olive nere denocciolate, una manciata
  • mandorle spellate, 40g
  • cipollotti, 2
  • vino bianco, q.b.
  • sale e pepe
  • zafferano, 1/2 cucchiaino da caffè

Per il contorno:
  • indivia, 2 cespi piccoli
  • finocchi, 2
  • latte, 4dl
  • sale e olio

preparazione

Ungere una padella dai bordi alti con un pò d'olio, sistemarvi i filetti di pesce persico insieme alle rondelle di cipollotto e alle olive finemente tritate.

Aggiungere le mandorle ed il pinoli (tritati grossolanamente o finemente, a gusto), sale e pepe, e una spruzzata di vino bianco.

Fate cuocere leggermente a fuoco medio, quindi unire lo zafferano sciolto in pochissima acqua tiepida.

Preparare il contorno.

Passare in padella con olio e aglio (facoltativo) l'indivia ed i finocchi sminuzzati.
Aggiungere il latte e portare a cottura.

Servire i filetti sul letto di verdura.

venerdì 23 marzo 2012

Pesce spatola in agrodolce: ricetta siciliana e di quaresima

pesce spatola in agrodolce

Con la ricetta del pesce spatola in agrodolce continua il mio sforzo di raccogliere le ricette che rispondono ai precetti quaresimali. Nonostante io ne abbia scritto in rete, la raccolta non ha attecchito particolarmente. Perché? Credo sia una raccolta difficile.
Ma pensavate che valesse la pena mettere in piedi una raccolta, se le ricette non fossero state da cercare col lanternino?
In realtà, più che le ricette in questo caso sono interessanti le storie: come un tempo ci si arrangiava - in cucina- quando c'erano delle norme a cui obbedire? Che si fosse buongustai benestanti che non volevano rinunciare al gusto, o semplici manovali che con la cucina umile facevano i conti tutti i giorni.

Il precetto quaresimale è antico, ma non da tutti seguito, sentito, conosciuto. Ognuno, nel tempo, l'ha interpretato a modo suo, e nella nostra generazione oggi manca il legame con questa tradizione (la speranza e la sfida della mia raccolta è recuperalo).
Del resto, in sicilia, anche quando era Quaresima non si notava: a meno che non si fosse poveri (e allora era Quaresima tutti i giorni!), la tavola poteva essere imbandita ugualmente di ricette gustose, anche astenendosi dall'utilizzare alcuni ingredienti come carne, derivati animali (ma non pesce: non lo capirò mai!), latticini, grassi e dolci.

pesce spatola in agrodolce
Il pesce spatola in agrodolce ne è un esempio: è una ricetta ricca e ben condita, eppure veniva preparata  proprio nel periodo quaresimale. Anche mia nonna lo preparava, non necessariamente col pesce spatola, ma rappresentava un piatto semplice, come in ogni famiglia favignanese, in cui il pesce è ancora oggi l'ingrediente "povero" e facilmente reperibile. 

Ci credereste? Sull'isoletta il pesce costa pochi euro. Certo, non il pesce più pregiato, ma se la mattina andate presto al porto, e fate un giro tra le barchette ormeggiate dei pescatori, con pochi euro (intendo con una spesa che si aggira intorno a 5€) potete preparare un piatto di pesce per due persone.

La frittura resta il modo più gustoso di servirlo, ma in realtà gli isolani conoscono un'infinità di varianti per la preparazione del pesce, dal momento che lo preparano tutti i giorni ed il sapore non deve annoiare, soprattutto quando si tratta di pesce con sapori poco caratteristici. In questi casi è il condimento a farla da padrone.
Se vivi in città, o in posti lontano dal mare, oggi comprare il pesce può diventare impegnativo, ma ci sono luoghi in cui il "pescato del giorno" costa davvero poco, ed è magari quello che i ristoranti rifiutano, non richiedono, non utilizzano per ricette specifiche.

In questa ricetta il pesce spatola è sostituibile da quasiasi pescetto o fetta di pesce a trancio che troviate a disposizione. In realtà questo tipo di pesce l'ho scelto proprio perché uno dei più economici, ma anche saporiti e senza lische, ma nello stesso tempo ha una carne soda e compatta (anche se molto tenera), che ben si presta a questa cottura (che è quasi "doppia" e non deve scuocere!). La caratteristica di questa preparazione è quella di risultare croccante perché passato nella farina e poi rosolato nell'olio d'oliva (perfetto per le cotture quaresimali). Se preferite la versione più leggera, è sufficiente passarlo in forno caldissimo fino a doratura.

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L'agrodolce, ovvero tutto il condimento che fa da contorno (ironicamente vegetariano!) miscela in modo sapiente una serie di sapori contrastanti: cipolle dolci (che vengono caramellate), frutta secca, aceto, zucchero (meglio se di canna), olive.
Fa parte quindi di tutta una serie di preparazioni che corrisponde al detto "fatta la legge trovato l'inganno", ovvero l'escamotage per trasgredire le regole culinarie troppo restrittive. Sulla leggerezza di questo piatto, tuttavia, mi soffermerei più di un momento: non vi consiglio infatti di mangiarlo a cena, dato che non è poi così digeribile.

L'utilizzo dell'agrodolce è di derivazione araba: esiste una tradizione "italiana" (non isolana) legata al periodo romano, in cui si dolcificava con lo zucchero di canna, ma era una preparazione legata principalmente ad esigenze igieniche di consevazione delle carni, non abbinata al pesce, con un risultato piuttosto "morbido".
Nella cultura araba, invece, c'era la ricerca dell'equilibrio tra gli opposti (agro e dolce), e si dolcificava col miele (se vi va, provatelo in questa ricetta!) ma anche con l'uva passa e la frutta secca (pinoli, mandorle), mentre la parte acidula si otteneva con gli agrumi e non soltanto con l'aceto.
Questa tipologia di cottura ha attecchito particolarmente nella cucina di pesce della sicilia occidentale. Questa sicilianissima ricetta, quindi, è stata a lungo utilizzata sia nelle tavole povere che nei menù turistici, rappresentandone un capitolo molto importante.

pesce spatola in agrodolce
ingredienti
Tratto e modificato da La cucina siciliana di mare, di Alba Allotta (pp.250-251)

per 4 persone:
  • pesce spatola sfilettato, 800g circa
  • cipolla, 1 grande
  • aglio (facoltativo)
  • uvetta, 1 cucchiaio
  • pinoli, 1 cucchiaio
  • basilico, qualche foglia
  • olive nere denocciolate, 1 cucchiaio
  • concentrato di pomodoro, q.b.
  • prezzemolo, 1 ciuffo
  • farina, q.b.
  • olio extra vergine d'oliva, circa 10 cucchiai
  • zucchero, circa 1 cucchiaio
  • aceto di vino bianco, mezzo bicchiere
  • sale
preparazione

Passate i tranci di pesce nella farina facendo in modo che questa aderisca perfettamente. Salateli.
Scaldate in una padella profonda acuni cucchiai di olio: appena è molto caldo rosolatevi i filetti.
[Potete passarli in forno caldissimo o al piatto crisp con un filo d'olio: dovranno essere croccanti e dorati]
Cuocete rapidamente e sgocciolate su carta da cucina, facendo attenzione a non scuocerli (non allontanatevi!).

Tritate la cipolla e fatela appassire nella stessa padella con 5 cucchiai di olio su fuoco medio.
Unite il concentrato di pomodoro, le olive tritate, l'uvetta, i pinoli, il basilico, una presa di sale, e cuocete a fiamma bassa per una decina di minuti.

Trascorso questo tempo, unite mezzo bicchiere di aceto in cui avrete perfettamente sciolto un cucchiaio di zucchero, e lasciate sul fuoco un paio di minuti ancora, fino a che le cipolle non sembrano caramellate.

Trasferite il pesce in una pirofila e coprite con la "cipollata" ottenuta, quindi fate riposare qualche ora per amalgamare i sapori.

Al momento di servire passate in forno caldissimo, cospargete con un trito di prezzemolo e portate in tavola tiepido.

venerdì 16 marzo 2012

Involtini di melanzane (Brascioelètte de Mèrègène): ricetta tradizionale

involtini di melanzane

Devo ammetterlo: con questa ricetta di involtini di melanzane sono parecchio perplessa, ma è una ricetta troppo buona per non trovare la scusa di prepararli.
E' una ricetta a me nota, perché sono un piatto estivo della cucina siciliana, ma mai avrei pensato di trovarli nella cucina di quaresima.
E' uno di quei casi in cui "di magro" coincide con l'aspetto semplice ed economico di un piatto, destinato probabilmente alle tavole più abbienti.

Si legge su Taccuini Storici:
Dalle tavole quaresimali sono banditi assolutamente sia i grassi animali che la carne. Tanto è vero che nella iconografia medievale la “Quaresima” è rappresentata come una vecchia rinsecchita che brandisce un’arringa essiccata.
Nel “Libro del buon amore”, l’autore, l’abate castigliano Juan Ruiz, descrive una immaginifica battaglia tra “don Carneval” e “donna Quaresima” che terminerà con la vittoria di quest’ultima grazie ad una straordinaria carrellata di cibi di “magro”.
Dalla semplice aringa all’aragosta, la lista dei cibi penitenziali stilata da don Ruiz contempla ogni specie di pesce, compresa la ipercalorica balena, tanto cara ai baschi.
Tipicamente penitenziali sono certe ricette a base di pane come le “acquecotte” maremmane o le “migas de pan”, le zuppe di pane spagnole. Nei conventi della Castiglia e dell’Andalusia le suore usano preparare per la Quaresima le cosiddette “torrijas”, fette di pane raffermo fritte nel burro e zucchero.

involtini di melanzane

Stavo cercando tra le ricette della cucina di magro e, tra le varie tradizioni quaresimali, mi sono imbattuta nel sito di Molfetta, che vanta di una propria tradizione di ricette per questo periodo.
Le chiamano "Brascioelètte de mèrègène", e le servono accompagnate dan una salsa di pomodoro (che io ho omesso per questione di gusto) che si restringe nella cottura al forno, e che sicuramente li rende morbidissimi.
La versione siciliana, o forse dovrei dire la versione della mia famiglia, è più frequentemente "in bianco", spesso fritta, anche se la salsa di pomodoro non è una novita anche dalle nostre parti: spesso li vedo serviti così nei ristoranti di cucina tipica.

involtini di melanzane

La mia perlpessità sta nel fatto che questa ricetta prevede l'uso della carne, e non concorda esattamente con i precetti quaresimali.
Ma riflettendo sulla golosità che mi ha irresistibilmente spinto a cucinarli, ho fatto una considerazione: non è la prima ricetta di quaresima che nasconde l'uso della carne insieme ad altri ingredienti (un altro esempio, sicilianissimo, sono le impanatigghie modicane, dei dolci preparati con un ripieno di carne e cioccolato, creati appositamente per la quaresima), e non è che, ora come allora, i credenti fossero tutti ferventi praticanti.

E allora ho scelto di pubblicarla ugualmente nella raccolta della cucina di magro proprio per la sua caratteristica: quella di essere un'autentica e prelibata tentazione. In ogni senso.

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ingredienti
  • melanzane, 2 grandi
  • carne tritata, 200g
  • uova, 2
  • olio, q.b.
  • vino bianco, q.b.
  • pecorino siciliano, 100g
  • prezzemolo tritato, 2 cucchiai
  • noce moscata
  • pangrattato 
preparazione


Tagliate molto sottilmente le melanzane usando l'affettatrice manuale: dovrete ottenere delle fette di pochi millimetri che si possono facilmente arrotolare su se stesse. Cercare di ottenere fette delle stesse dimensioni.

Se utilizzate le melanzane nere, ponetele prima in acqua e sale a spurgare l'amaro, se invece utilizzate quelle globose (viola, dette "tunisine" o "toscane"), non occorre perché sono più dolci.

Potete arrostirle oppure rosolarle leggermente in una padella con olio caldo, e scolarle su un panno di carta. Io ho optato per l'uso a crudo: fetta sottile, e abbondante giro d'olio prima della cottura in forno.

Formate un ripieno con la carne rimacinata poco olio e vino bianco,  le uova sbattute, il pecorino, il prezzemolo tritato e una presa di noce moscata.

Arrotolate il ripieno intorno ad ogni fetta di melanzana e fermate gli involtini intorno agli spiedini di legno. Cospargete di olio e pangrattato, panatura compatta..

Imburrate una teglia e copritela con abbondante passata di pomodoro (io ho omesso) e, su di essa disponete gli involtini di melanzana. Cito testualmente: "stratificati gli involtini, affogateli nella salsa in questione spolverateli di parmigiano e infornateli a calore alquanto allegretto".

Io ho disposto in teglia unta, cosparso con olio a filo e poi infornato a 220° per 15 minuti (dovranno essere ben dorati e morbidi).

venerdì 9 marzo 2012

Carciofi alla Cavour: ricetta storica, cucina di magro

carciofi alla cavour

carciofi alla Cavour sono una ricetta piemontese vegetariana. L'ho scoperta durante le mie ricerche sulla cucina di magro  che raccoglie i piatti della quaresima. Non sono tipicamente siciliani, quindi, ma dalle nostre parti questo è periodo di carciofi.

Sembra che Camillo Benso Conte di Cavour fosse un grande amante di donne e cucina.
Il Ristorante del Cambio, che si trovava proprio di fronte al Palazzo che era sede del governo, era uno dei suoi luoghi preferiti. Pare che questo fosse uno dei piatti che era solito farsi servire.

carciofi alla Cavour

Ho trovato questa ricetta spulciando l'archivio del sito Accademia Barilla usando come chiave di ricerca la parola Quaresima. L'ho scelta perché è un piatto molto semplice, seppure raffinato nel risultato, ed è preparato con verdure e uova, che sono tra gli ingredienti prìncipi della cucina di magro. Economici, leggeri, facilmente reperibili, carciofi e uova sono un binomio povero ma nutriente.

E ovviamente inserisco questo piatto tra le ricette della mia Raccolta:

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ingredienti
per 4 persone
  • carciofi, 8 piccoli e teneri
  • limone, 1
  • parmigiano grattugiato, q.b. 
  • burro, 25g
  • sale e pepe

Per la salsa
  • uova , 2
  • un ciuffo di prezzemolo
  • acciughe sott'olio, 2
  • burro, 50g 
  • olio, q.b.

preparazione

Private i carciofi delle foglie esterne, del gambo, della parte estrema delle foglie, ottenendone solo i cuori.
Lessateli in acqua, sale e succo di limone finché non saranno morbidi (circa 8 min.) quindi scolateli.

Fondete il burro e versatelo sui carciofi.

Usate il parmigiano per "panare" i carciofi, sistemandoli poi in una teglia unta.
Infornare in forno caldo a 200° C finchè saranno gratinati.

carciofi alla Cavour

Per la salsa:

Bollite le uova finché non sono sode, o cuocetele al microonde*
Mettete nel mixer le uova sgusciate, il prezzemolo, il burro fuso, le acciughe sgocciolate: anzionate il mixer e aggiungete olio a filo quanto basta a rendere fluido il tutto.
Dato che per ora fa freddo, la mia salsa si è rappresa continuamente.

Nella ricetta originale non si aggiunge olio ma si scalda la metà del burro per poi unirla alla fine (io non sono stata così furba) ed ottenere una salsina della giusta consistenza.

Serviteli caldi.

carciofi alla Cavour

venerdì 2 marzo 2012

Insalata di mare: cucina di magro

insalata di mare

In Sicilia, l'insalata di mare viene oggi servita come antipasto.
Da questo punto di vista, scopro tra le pagine di alcuni libri che non ha una lunga tradizione: gli antipasti siciliani, infatti, sono abbastanza recenti, non tanto da essere considerati "piatti storici".
Avendo però antiche origini, l'insalata di mare veniva usata come riempitivo tra altre portate nella cucina nobile, e come secondo piatto nella cucina povera.
Si può preparare in molti modi diversi, ed è un piatto tipico di tutte le località di mare.
E' un piatto della "cucina di magro" perché un tempo rappresentava una ricetta che permetteva di riciclare "gli scarti del pescato", delle reti: o le parti meno pregiate, o in alcuni casi anche gli avanzi.
Il modo di prepararla, così leggero ed economico, rappresenta una ricetta decisamente "quaresimale", semplicissima e alla portata di tutti.

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Da quando ho iniziato la raccolta sulla Cucina di Magro sto imparando davvero molte cose: ho recuperato vecchissimi libri, ed anche delle riviste di inizio secolo, dove la cucina di magro mi svela molti segreti che non consocevo. 

[Prima di raccontarvi le mie recenti riflessioni voglio spendere due parole per tutti i visitatori che sono in cerca di informazioni per i loro articoli, retribuiti o meno: è capitato in questi giorni che io mi sia imbattuta in articoli palesemente copiati riguardo a questo tema,  senza peraltro prendersi la briga di modificare nemmeno le parole che esprimono i miei personali vissuti riguardo a determinate cose (su una ricetta copiata c'è poco da discutere, ma sulla descrizione delle proprie emozioni... beh, per favore!).
Invito pertanto coloro che sono alla ricerca di nozioni per il loro lavoro a citare la fonte di quel che vogliono copiare, sia testualmente che nel concetto, dal momento che, oltre ad essere una questione morale, questo blog è registrato sotto licenza Creative Commons che ne vieta la copia.
Ringrazio i suddetti "copiatori" del riconoscimento di merito, ma li invito ad usare farina del loro sacco per scrivere i loro articoli. Chi ha da intendere intenda.]

insalata di mare

Nel mio background culturale, forse anche un pò errato, la cucina di quaresima era più che altro una cucina leggera, dalla quale erano assolutamente banditi i grassi animali e la carne. Pensavo che in qualche modo fosse anche una cucina "di penitenza", ma ignoravo del tutto che la scelta degli ingredienti non fosse soltanto legata alla purificazione del corpo e dello spirito, ma anche ad un principio economico: risparmiare sulla lista della spesa permetteva infatti di devolvere l'equivalente risparmiato in opere di carità. Io invece l'ho sempre associata ad una cucina dietetica.

Va poi detto che la cucina quaresimale era un tempo strettamente legata all'appartenenza di casta: è chiaro che per i ricchi fosse più scontata la rinuncia, rispetto alle classi meno abbienti in cui le rinunce venivano fatte quotidianamente. E' chiaro, inoltre, che la cucina di magro della classe nobile fosse molto più elaborata della cucina popolare: chi doveva inventarsi di che mangiare tutti i giorni non viveva in senso strettamente limitato il sacrificio della rinuncia.

Ora, concedetemi l'opionione, dopo tanti giorni di full-immersion in testi dell'ottocento e riviste d'altri tempi, certi precetti oggi mi fanno un pò sorridere: culturalmente è cambiato davvero tutto, e credo sia davvero con altro spirito che, da un punto di vista strettamente religioso, si potrebbe pensare di far quaresima. Non è questo il luogo, e non sono io la persona migliore per impelagarmi in discorsi catechistici, ma del resto non è nemmeno questo lo scopo della raccolta: l'intento è piuttosto quello di recuperare una fetta importante di cultura, legata alle tradizioni della nostra terra, che sono intimamente intrecciate con la cultura religiosa, e di muoverci su un cammino di scelta consapevole di ciò che mangiamo.

ingredienti

Per 2-3 persone:
  • polpo, 400g 
  • calamari , 250g
  • gamberetti 400g
  • cozze e vongole, 300g
  • 1 limone
  • olio extra vergine
  • sale 
  • prezzemolo
  • aceto balsamico 
preparazione

Bollite in abbondante acqua salata sia il polpo che i calamari, separatamente dato che hanno diversi tempi di cottura.

Lessate i gamberi con l'aggiunta di un po' di aceto. Privateli della testa.

Mettete in una padella a fuoco vivo le cozze e le vongole e tenetele con un coperchio finchè le valve non sono aperte.
Conservate il liquido di cottura  e sgusciate.

Scolate il polpo e i calamari cotti, tagliateli a tocchetti e ad anelli.

Mescolate in una ciotola tutti gli ingredienti e condite con olio, succo di limone, sale, qualche cucchiaio diliquido di cottura delle cozze e delle vongole passato in un colino, aceto balsamico e abbondante prezzemolo tritato.

Servite fredda. Ottima insieme ad un'insalata verde, con del songino.
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