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giovedì 19 settembre 2013

Tonno grigliato alla menta con salsa agrodolce alle bacche di Goji: ricetta low-carb, senza glutine

Un trancio di tonno grigliato con olio e menta, e guarnito da una salsa agrodolce ottenuta da succo di bacche di Goji.

Tonno grigliato alla menta con salsa agrodolce alle bacche di Goji

Questa ricetta nasce da una lunga gestazione.
Adoro le bacche di Goji: le ho scoperte per caso, lo scorso inverno, in un negozio di prodotti biologici, e da allora ho scoperto che fanno tanto bene alla salute. Sono una sferzata di energia, ed il loro sapore dolce ma lievemente acidulo incontra perfettamente il mio gusto. Sapevate che 15 grammi di bacche di goji al giorno coprono il fabbisogno giornaliero di vitamine A, B, C, amminoacidi e sali minerali?

In rete si stanno diffondendo molto: non è difficile trovare blogger che le utilizzano, ma prevalentemente in ricette dolci. Ero indecisa, quindi, su come utilizzarle per realizzare una ricetta che non fosse già presente in rete (se vi avessi preparato i muffin non avrei aggiunto nulla di nuovo).

Tonno grigliato alla menta con salsa agrodolce alle bacche di Goji

Non penso di essere particolarmente originale, tuttavia, perché questa ricetta è in realtà un grande classico della cucina siciliana, almeno nei suoi ingredienti principali.
E' presente il nostro buonissimo tonno fresco, che io ho surgelato in primavera (mi capita di conservarne un pò per i mesi successivi, quando mi viene voglia e non può essere pescato), la menta, e la nostra salsa agrodolce, tradizionalmente preparata con concentrato di pomodoro, che io ho voluto sperimentare usando il succo di Goji.

Spero di fare cosa gradita raccontandovi questa mia esprienza, un pò insolita, nell'utilizzo di questo prezioso ingrediente. Non ha un prezzo economico sul mercato, ma io trovo queste bacche davvero buonissime.

Sottolineo qualche dettaglio non da poco: la ricetta è leggera, con pochissime calorie, e senza glutine. Perfetta per chi, come me, sta attento alla linea!


ingredienti

Per sei persone:
  • 1,2kg di tonno in tranci
  • olio e.v.o.
  • 12 foglie di menta + qualcuna per decorare
  • sale
Tonno grigliato alla menta con salsa agrodolce alle bacche di Goji

Per la salsa agrodolce:
(ho fatto "ad occhio", quindi regolatevi empiricamente secondo il vostro gusto)
  • 5 cucchiai colmi di succo di Goji
  • 1 cucchiaio di acqua
  • 2 cucchiaini rasi di amido di mais
  • sale
  • 3 cucchiaini di aceto di mele
  • 1 pizzico di zucchero (facoltativo)
preparazione 

Per grigliare il tonno utilizzate una piastra in ghisa.
Decongelate il tonno, se non è fresco, passandolo dal freezer al frigo per una intera notte, quindi asciugatelo benissimo con carta assorbente: la superficie deve risultare perfettamente asciutta.

Preparate un intingolo con olio, sale, menta tritata, e lasciate ad insaporire qualche ora.

Nel frattempo preparate la salsa:
mettete in una ciotola in vestro il succo di Goji, l'acqua e il sale, e scaldate a temperatura media.

Portate fuori dal forno ed aggiungete l'amido poco alla volta, setacciandolo, e girando con una piccola frusta in modo da evitare la formazione di grumi. Non è necessario aggiungerlo tutto, regolatevi in base alla densità che volete ottenere (raffreddandosi si addensa di più).

Unite l'aceto, assaggiate per regolare secondo il vostro gusto. Se volete aggiungete un pò di zucchero (io ho omesso perché il Goji è naturalmente dolce).
Lasciate riposare la salsa.

Al momento di cucinare, mettete su fiamma viva la piastra in ghisa, vuota.

Con un pennello da cucina spennellate le vostre fette di tonno con l'intingolo alla menta, di modo che non si attacchi alla piastra e che si insaporisca.

Poggiate le fette di tonno sulla piastra, girate solo quando si staccheranno con facilità.

Una  volta cotte, impiattate e servite con la salsa di accompagnamento.
Guarnite con foglioline di menta fresca.




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© Melazenzero. Immagini e contenuti sono protetti da copyright. Si prega di non utilizzare le immagini senza previa autorizzazione. Se si vuole ripubblicare questa ricetta o i concetti espressi nella descrizione, si prega di ri-scrivere la ricetta con parole proprie, e porre sempre e comunque un link a questo post per la ricetta.

lunedì 29 luglio 2013

Costine di maiale (ribs) "Kansas City Style": ricetta al barbecue

Un tocco di maiale tenero e succoso, in crosta di spezie e glassato in salsa agrodolce. Una ricetta molto tecnica e laboriosa ma che appassionerà gli amanti del Barbecue.

Costine di maiale Kansas City Style

Zenzero ha la passione per il barbecue. Che originale! Siamo in estate, e il 99% degli italiani (stima approssimativa al ribasso) griglia alimenti di vario genere sul fuoco dichiarandosi appassionato e competente. Ma non è davvero così.

Mi tocca precisare: a Zenzero piace IL Barbecue. E nemmeno lui sapeva che cucinare al barbecue non significa piazzare la carne sui carboni ardenti e ritirarla quando ha acquisito un bel color catrame scuro ed omogeneo. Solo da poco ha appreso che cucinare al Barbecue significa "grigliare a 110°, col calore somministrato per convezione, e affumicando la carne con fumo di legna aromatica, per lungo tempo". Gli americani, maestri del Barbecue, lo chiamano Low&Slow.

Costine di maiale Kansas City Style

Ecco, a Zenzero piace il Low&Slow. Così tanto che, essendo sprovvisto dell'attrezzatura con cui realizzare questo tipo di cottura, si è fatto regalare dalla sottoscritta un bel kettle a carbone (vedi qui). Ve lo mostro:

Costine di maiale Kansas City Style

A Zenzero piace così tanto il Barbecue che è disposto a stare un pomeriggio intero davanti al kettle per cucinare (non ditegli, però, che se fosse un po' più padrone delle tecniche di cottura, potrebbe anche dedicarsi ad altro mentre la carne lentamente cuoce!).

Ma Zenzero si è talmente appassionato di Low&Slow che è disposto a torturare per giorni e giorni il macellaio dell'isoletta, pur di ottenere il pezzo di carne esattamente come gli serve per la sua ricetta (ma non è così, ogni volta che ci si appassiona davvero a qualcosa?). E quando finalmente torna a casa vittorioso, con dentro la borsa della spesa il suo prezioso trofeo, che ci fa?

Mettetevi comodi: Zenzero vi racconterà un storia lunga, ma dal finale davvero gratificante per il palato!
 
ingredienti

Per 3 persone
(ricette di Gianfranco Lo Cascio)
  • un' ala di costine di maiale da circa 1,5 kg (vedi foto, più in basso)
  • aceto di mele
  • senape di Digione

per il RUB* (dosi per due ali di costine)
  • 120 g paprika dolce
  • 50 g sale
  • 20 g aglio in polvere
  • 15 g cipolla in polvere
  • 5 g pepe bianco
  • 5 g pepe nero
  • 5 g origano
  • 6 g semi di finocchio
  • 20 g zucchero grezzo di canna

per la salsa barbecue (dosi per 8 tranci di costine)
  • 250 g ketchup
  • 95 g miele millefiori
  • 25 g senape di digione
  • 6 g salsa Tabasco
  • 30 g salsa worchester
  • 20 g paprika dolce
  • 100 g succo di limone
  • 40 g aceto di mele
  • 20 g zucchero di canna grezzo
  • 1 cucchiaino di aglio in polvere
  • 1 cucchiaino di cipolla in polvere
  • 1 cucchiaino di semi di sedano
  • 1 cucchiaino di pepe nero
  • sale q.b.

per affumicare
  • 400g di tocchetti (chips) di noce americano (hickory)
 
preparazione

Primo step.
La carne non va messa in cottura così com'è: ci sono alcuni accorgimenti a cui sottoporre il tocco di maiale acquistato, che possono essere fatti anche molto tempo prima della cottura (io lo faccio non appena acquisto la carne, e comunque preferibilmente il giorno prima di cuocerla).

Bisogna innanzitutto rimuovere la membrana che ricopre le ossa delle costine: questa operazione si fa inserendo uno coltellino liscio tra un osso e l'altro, proprio sotto la membrana (è ben visibile e facilmente individuabile), fino a sollevarne dalla carne quanto basta per poterla afferrare saldamente con la mano e tirarla via, con forza ma senza strapparla. Diversamente rimuovere i residui risulterà molto più arduo.
Questa operazione è importantissima perché la membrana non è permeabile al fumo, e non dimenticatevi che quel che noi vogliamo è AFFUMICARE.
Dalla carne vanno inoltre eliminati totalmente gli eccessi di grasso superficiale, fino a portare alla luce la parte magra del taglio di carne.

Costine di maiale Kansas City Style

Ci sono altre due cose che è possibile fare il giorno prima della cottura: preparare il RUB e la salsa barbecue.

*Il RUB è una miscela di spezie che si strofina sulla carne (to rub = strofinare) e ha la funzione di insaporirla e di creare in cottura una gustosa crosticina, che gli americani chiamano "bark". La preparazione del rub per questa ricetta è semplice: è sufficiente ridurre in polvere tutti gli ingredienti e miscelarli insieme sciogliendo con le mani eventuali grumi. Il rub si conserva in un contenitore ermetico, anche per diversi mesi.
Altrettanto semplice la preparazione della SALSA BARBECUE. E' sufficiente mescolare tutti gli ingredienti in un pentolino, portare a bollore e lasciare ridurre a fuoco lento per 15 minuti, rimescolando di tanto in tanto. La salsa così ottenuta si conserva in un contenitore di vetro ermetico precedentemente sterilizzato tramite bollitura.

Il giorno della cottura, preparare il barbecue come segue.
Dividere il braciere del kettle in due zone: 1/3 lo utilizzerete per il combustibile, nel caso specifico bricchetti di carbone compresso, e 2/3 li lascerete liberi. Accendete, con l'ausilio di un cesto accenditore, una dozzina di bricchetti e metteteli nella zona del braciere adibita al combustibile, utilizzando lo schema del "metodo minion".

Costine di maiale Kansas City Style

Mentre il kettle si stabilizza sulla temperatura di 110°, stendete con un pennello uno strato di senape su un lato delle costine di maiale.

Costine di maiale Kansas City Style

Poi spargete generosamente e uniformemente il rub su tutta la superficie. Girate la carne e ripetete l'operazione dall'altro lato.

Costine di maiale Kansas City Style

A questo punto le costine sono pronte per essere messe in cottura nel barbecue.

Una volta portato il kettle alla temperatura di 110° al livello della griglia, mettete una manciata di tocchetti di noce americano sulle braci; non appena cominciano ad emettere fumo piazzate la carne sulla griglia di cottura.
La carne va posta fuori dal fuoco, in corrispondenza della zona libera del braciere, e sotto posizionerete una teglia di alluminio vuota per raccogliere eventuali liquidi che colano.

Le fasi di cottura sono tre: l'affumicatura, la cottura e la finitura.

L'affumicatura va protratta per tre ore, alimentando il braciere con i pezzetti di legna bagnata quando il barbecue smette di emettere fumo.

Terminata la fase di affumicatura, si continua a cuocere (indicativamente per due ore), spruzzando sulle costine l'aceto di mele ogni ora su entrambi i lati.

Il tempo di cottura è relativo, dipende da una molteplicità tale di fattori che è impossibile dirlo con esattezza. Un metodo pratico ed efficace per sapere se la carne è cotta è il cosiddetto "bend test": si prendono le costine da entrambe i lati e si esercita una torsione. Se la carne tende a fessurarsi, allora è pronta. Altro fattore indicativo della cottura è il fatto che la carne si ritira, lasciando scoperto qualche centimetro di ossa.

A questo punto si passa alla terza e ultima fase, quella di finitura: si cosparge l'ala di costine con la salsa barbecue e si finisce la cottura a 190° per il tempo che serve alla salsa di caramellarsi in superficie.

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giovedì 25 luglio 2013

Trancio di salmone con salsa maionese ai capperi e lime: ricetta al barbecue

Gustoso salmone grigliato al barbecue con un sentore di fumo al ciliegio, accompagnato da una sorprendente maionese ai capperi e lime. Inauguriamo oggi una nuova sezione di Melazenzero dedicata al barbecue, e curata da Zenzero in persona!

Salmone al barbecue con maionese ai capperi e lime

O' sole. O' mare. O' grill!

E' Luglio. Io, Zenzero, non riesco ad immaginare niente di meglio che una bella grigliata all'italiana, sul far della sera, magari ammirando il tramonto su un'isola…

Com'è quello slogan famoso? "Se puoi immaginarlo, allora puoi farlo." Vero è!
Certo, sono un tipo fortunato: ho già a disposizione tutto lo scenario (il mare, l'isola, la vista sul tramonto), ma… che posso farci? Sarebbe delittuoso non approfittarne.
E siccome nulla per me è più triste di un pesce che ha dato la vita per finire cotto nel chiuso di un fornello di città, decido di concedermi la felicità con un piatto semplice, ma che necessita di un fattore imprescindibile: un bel barbecue a carbone. E quando scrivo "necessita", significa: non provate nemmeno a pensare di cucinarlo in altro modo che su una griglia!

Per questa preparazione utilizzo un barbecue a carbone del tipo "kettle". Di che si tratta? Semplicissimo: un braciere sferico diviso orizzontalmente. I due terzi inferiori sono il braciere vero e proprio, con le valvole per l'ingresso dell'aria, la griglia su cui si dispone il carbone e, poco sopra, la griglia per gli alimenti. La parte superiore, il restante terzo della sfera, è il coperchio con il termometro e la valvola per la regolazione del flusso d'aria.

Costine di maiale Kansas City Style

Pochissime le cose da fare.
Il piatto è impreziosito da un salsa sorprendente, una maionese light (con yogurt) arricchita dai capperi della nostra isoletta, e profumata con succo di lime.

Non serve altro, godimento garantito. Ma se proprio volete l'Eden allora procuratevi una bottiglia del vostro vino bianco preferito appena tolta dal frigorifero.
Mela ancora mi ringrazia…

Ah, dimenticavo: enjoy the sunset!

 
ingredienti

Per 3 persone
(ricetta dello chef Gianfranco Lo Cascio)

  • 1 trancio di salmone a testa
  • olio EVO

Per la maionese ai capperi:
  • 8 cucchiaini colmi di maionese
  • 2 cucchiaini di capperi sotto sale
  • il succo di mezzo lime di medie dimensioni
Per affumicare
  • 50 g di tocchetti (chips) di ciliegio
preparazione

Accendete il carbone con l'ausilio di un cesto accenditore, e quando si è formato un leggero strato di cenere bianca versatelo nel braciere. Piazzate la griglia sopra il braciere,  chiudete il coperchio e attendete una decina di minuti, per stabilizzare il calore e portare la griglia a temperatura.

Nel frattempo asciugate meticolosamente il trancio di salmone per eliminare ogni minimo residuo di acqua, e spennellatelo con un velo di olio extravergine di oliva.

Salmone al barbecue con maionese ai capperi e lime


Appena il barbecue è pronto gettate sulle braci ardenti una manciata di pezzetti di ciliegio, lasciati precedentemente in ammollo per almeno un'ora.

Salmone al barbecue con maionese ai capperi e lime

Non appena cominciano a sprigionare il fumo aromatico, mettete i tranci in cottura sulla griglia, proprio sopra le braci a fuoco medio-alto, e chiudete il coperchio.
Quattro minuti per lato (se utilizzate la parte della coda cuocete prima dalla parte della pelle), e il piatto è pronto.

Per la maionese.
Una parte di capperi (sciacquati per eliminare l'eccesso di sale) ogni quattro di maionese, e una spruzzata di succo di lime, il tutto preparato sul momento.

Salmone al barbecue con maionese ai capperi e lime

Servire i tranci di salmone con la maionese a parte.



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sabato 9 febbraio 2013

Pollo marinato al latticello, cotto in cartafata: #angoliocurve della gestione domestica

Ancora un altro piatto della mia dieta, questo pollo al latticello: prima marinato poi cotto al forno, di modo che mantenga tutto il sapore della marinata alle spezie, con la croccantezza che gli regala la cartafata.
In più, quattro chiacchiere (ironiche) sulla gestione di Casa-Melazenzero...

Pollo al latticello, cotto in cartafata

Questo post è offerto da LG Hom-bot Square e da FattoreMamma.

Come simpaticamente ho scritto in questi giorni, in una mail privata, e come voi invece sapete già da tempo, qualcosa che somiglia alla troupe di Hitler al gran completo ha preso in carico le sorti della mia salute. Sono simil-simpatici, affabili, non mi prendono a bastonate, ma il loro rigore non differisce molto da quello dei sopracitati.

Guardare dritto all'obiettivo, e basta.
"Ma…" NO! Tira dritto.
"E se…" NO! Tira dritto e ce la farai.

Non è proprio così, eh. Mi piace scherzarci su perché fisicamente e psicologicamente è davvero impegnativo, e sdrammatizzare aiuta il buonumore (che talvolta rischia di flettersi verso il basso) e anche ad andare avanti. Ho dalla mia una motivazione irriducibile, perché a muovermi sono convinzioni profonde sul mio benessere, sulla mia salute… e anche un pizzico sulla mia vanità.

Pollo al latticello, cotto in cartafata

E quindi, recentemente mi è capitato di sentirmi dire che le pulizie domestiche sono un simpatico diversivo all'attività fisica che mi permetterebbero di bruciare un bel po' di calorie.
Ora, caro DottorD (dove D sta per Dieta), ma tu hai idea di quanto ci ho messo a rassegnarmi alla possibilità di delegare ad un collaboratore domestico il disbrigo di alcune faccende??? Roba che nemmeno vent'anni di psicoterapia.

Io e Zenzero siamo una coppia moderna: coetanei, collaborativi, abituati al lavoro dentro e fuori casa. Sulla carta abbiamo tutti i presupposti per essere una coppia che si organizza perfettamente su ogni aspetto della gestione familiare. Se non fosse che, come tutti, non riusciamo a  fare tutto: e spesso le incombenze ci sovrastano, avendo la meglio sulla nostra serenità.

Per un pò (giovani e volitivi sposini) abbiamo provato a stare a galla, a fare planning organizzativi, a dividere i compiti tra di noi e all'interno delle nostre settimane, ma gli arretrati restavano sempre troppi. Quando è nata Brioscina è stato il "colpo di grazia": ci siamo "arresi" ed abbiamo assunto una persona che adesso, una volta a settimana, lavora per noi.

Ma non è stato sempre così. Ho dovuto abituarmi progressivamente all'inebriante piacere di uscire di casa la mattina e tornare la sera con la casa pulita ed in ordine (una volta a settimana, perché negli altri giorni la famiglia collabora unita e solidale a riempire ANGOLI E CURVE della casa di ogni genere di disordine e sporcizia). Prendermela come abitudine fissa, da subito, mi sarebbe costato la vita.

E così ancora ora, di tanto in tanto, su Facebook spuntano i commenti sulla mia grande capacità di tolleranza verso la persona che mette le sue mani tra le mie cose rendendole pulite (più o meno) e in ordine (più meno che più), rendendomi bipolare (amo ed odio che qualcuno pulisca la casa al posto mio) ma soddisfatta.

Ogni venerdì è una sofferenza, che serpeggia sin dal mattino, ma che alla fine mi premia con molto stress in meno. Sì, perché quando tutto questo era gestito da me soltanto, le cose erano fatte MOLTO meglio, tutto era più pulito ed ordinato (eh!), niente sfuggiva al mio patologico delirio di onnipotenza, ma io ero una pezza (esatto, volevo dire pezza non pazza!). Quindi mi tengo la mia pre-agitazione come dazio necessario a crescere come persona.

Pollo al latticello, cotto in cartafata

Sono cresciuta con ben diversi modelli di riferimento sulle pulizie in casa: nella mia famiglia la donna era "l'angelo del focolare", e quindi si beccava scettro e fatiche di ogni sorta.
Ai tempi mica lo avevano inventato il robottino-pulisci-tutto: il massimo che mi ricordo (ma a dire il vero ero molto piccola ancora!) era "Telemaco, il tuo amico del futuro, lui si muove teleparla, teleinsegna e sta sempre insieme a te!" (con jingle di sottofondo).

Ora, la dieta mi fa affluire pochi zuccheri al cervello, lo sapete: quindi esagererò ad asserire che forse è anche grazie a quel Telemaco se oggi possiamo sperare di avere nelle nostre case un robottino che pulisce al posto nostro.

Ed io cosa faccio, mentre la casa si auto-gestisce? Lavoro. Cucino. Cammino e faccio sport per la mia dieta. Sembra un film vero? Uno spot anni sessanta. No, non sono la protagonista soddisfatta con una casa sempre in ordine. Al contrario: la casa è in ordine solo un pomeriggio a settimana, al massimo fino all'indomani. Insomma, siamo una famiglia normale :-D

Pollo al latticello, cotto in cartafata  

Ma c'è una cosa che è importante, almeno per una come me: imparare a delegare. Io che non so delegare nemmeno alla lavastoviglie il compito di lavare i piatti (perché io li lavo meglio, ovviamente!) lavoro costantemente da anni sull'obiettivo di stare al passo con un concreto senso di realtà e rinunciare ad essere il centro dell'ordine domestico.

Primo, perché è normale che io non possa esserlo.
Secondo, perché ne giova la mia salute fisica e mentale.
Terzo, perché stare concentrata sulla perfezione non è mai stato un bene, mi ha anzi distolto dal fare altro, di più bello, di più costruttivo, di più rilassante, di più vivo.

E ora, lo faccio? Ci provo.
E con lo spirito di sana delega, questo pollo l'ho fatto cucinare al marito (che non solo ama il pollo, ma ama anche stare ai fornelli, ed il pollo gli riesce divinamente, comunque lo cucini!).

ingredienti
  • 5 sovracosce di pollo medio piccole
  • 200ml di latticello
  • sale grosso
  • pepe in grani
  • senape in polvere
  • tandori masala
preparazione

Mettete in pollo in un recipiente in pirex in grado di contenerlo insieme alla marinata (meglio se ha un coperchio), e cospargetelo con le spezie a vostro gusto.

Versatevi sopra il latticello, e mescolate bene con le mani in modo da amalgamare il tutto.

Lasciate a marinare un tempo variabile da 4 a 24 ore, secondo il gusto o le necessità.

Trascorso il tempo, buttate la marinata (che contiene tutta la carica batterica della carne cruda), scolate bene in pollo e ponetelo in cartafata (cosparsa con un pò di farina come indicato sulla confezione). Sigillate e cuocete a 200° per 30-40 minuti circa.

mercoledì 2 maggio 2012

Sfoglia con broccoli e ricotta: ricetta rapida

sfoglia con broccoli e ricotta

Prendete dei broccoli bianchi -sempre presenti in casa nostra- e svuotate il frigo di quei pezzetti di formaggio che sono rimasti sparsi qua e là: otterrete questa sfoglia dorata e croccante abbastanza salutare e saporita.

La cosa che invece non capirò mai è perché Brioscina ama i singoli ingredienti, ma finisce sempre col non mangiarli tutti insieme. E così questa sfoglia, che che potrebbe diventare una cena semplice e gustosa, finisce col diventare un totale "fallimento".
E dire che io e suo padre la troviamo di nostro gradimento, ma lei invece... no!
E così è più semplice per noi metterle nel piatto un pezzetto di formaggio e una porzione di broccoli, che restano la sua verdura preferita. Almeno finché dura.

Io la trovo invece un'ottima idea quando non riesco a pensare ad un'alternativa per la cena. E' un piatto completo, anche se alla sfoglia, più burrosa, preferisco sempre la brisè (che stavolta non avevo).

sfoglia con broccoli e ricotta

Raccomando la cottura in forno statico, che nella mia esperienza risulta migliore per tutto quello che non deve lievitare: se potete, scegliete la cottura dal basso.
Ma poi, si sa, ogni forno ha la sua storia, e la parte più difficile dell'esperienza in cucina, come sa chi mi legge, è sapere come utilizzare il proprio.

Io ho rimesso in forze il mio forno statico, che rappresenta il secondo forno (ehm... sì, ne ho due!), per lungo tempo dimenticato perché non riuscivo a capire come fare a non bruciare le cose.
E poi proprio loro, le sfoglie e le frolle, mi hanno convinto: niente dà friabilità e croccantezza come la cottura statica con calore dal basso.

ingredienti
  • 1 rotolo di pasta sfoglia
  • 300 g di formaggio fresco (misto: provola, asiago, primosale, caciotta)
  • 250g di ricotta fresca di pecora (ben scolata)
  • formaggio grattuggiato tipo parmigiano, 1 cucchiaio abbondante
  • 500 g di broccoli
  • sale e pepe
preparazione

Lavate i broccoli, divideteli in cimette e lessateli per 10 minuti.

Mescolate la ricotta con il formaggio a dadini e il formaggio grattuggiato.

Sgocciolate i broccoli e mescolateli ai formaggi.

Fate scaldare il forno a 200 gradi.

Stendete il disco di pasta sfoglia in una teglia (io a forma di cuore) e ripiegati i bordi verso l'interno, quindi versatevi il composto ottenuto. Potete aggiungere, se lo desiderate, pezzetti di salsiccia o di pancetta.

Mettete in forno e fate cuocere per 15/20 minuti.

Riducete la temperatura a 150 gradi e lasciate cuocere ancora per 25 minuti.

Servite tiepido o freddo.

giovedì 12 aprile 2012

Crostata "cioccolattosa": ricetta facile e veloce

crostata "cioccolattosa"

Lezioni di pasta frolla, seconda puntata: ho scelto di preparare una crostata molto facile ma di gran successo. E' ovvio che potete prepararla con una pasta frolla comprata ed in questo caso avrete un dolce in meno di cinque minuti (esclusa la cottura).
Nel mio caso, invece, dovevo esercitarmi con la frolla, quindi ho impastato.

Ho utilizzato 250g di farina per uno stampo da 24cm, il procedimento invece è rimasto identico di quello della pasta frolla semplice, ricetta base.
Questa volta mi sono impegnata nella stesura della frolla, cercando di ottenere il rapporto giusto tra spessore e cottura. Diciamo che è andata meglio della volta precedente!

Il  ripieno, che è sostanzialmente una ganache al cioccolato, può essere sostituito con crema alle nocciole, crema al cioccolato spalmabile, o da quel che volete. Questa soluzione è quella che mi piace di più, perché sa di cioccolato, ma ha qualcosa di diverso dalla solita Nutella™.

crostata "cioccolattosa"

ingredienti
Per la frolla
  • farina 00, 250g
  • burro, 125g
  • zucchero, 125g
  • uova, 2 intere + 1 tuorlo
  • un pizzico di sale
  • una grattuggiata di scorza di limone o arancia
Per la crema
  • cioccolato, 150g (usate quello che preferite, io fondente 55%)
  • panna per dolci zuccherata, 150g

preparazione

Tenete il burro fuori da frigo ad ammorbidirsi finché non è freddo ma maneggevole e morbido.
Fate la sabbiatura strofinandolo tra le mani insieme alla farina. Dovrà venir fuori un risultato come dei granelli di sabbia.

Unite la scorza di limone e lo zucchero e sabbiate ancora. Usate la planetaria per non maneggiare troppo l'impasto, e aggiungete le uova leggermente sbattute con il sale.

Avvolgete in pellicola o in un contenitore in pirex infarinato e conservate in frigo per 24h.

Stendete la frolla nello stampo, riponete in frigo per 1 ora.

Cuocete a 180° per circa 30 minuti.

Far raffreddare, farcire, servire il giorno dopo.

Per la farcitura:
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato spezzettato nella panna, versare quindi nella crostata vuota e lasciare raffreddare.

lunedì 12 dicembre 2011

Ciambella alla ricotta

ciambella alla ricotta

Perché le vostre ciambelle sono sempre alte, soffici, incantevoli, e le mie invece no? Se saprete darmi una risposta, vi rimarrò grata per sempre. Non mi riferisco ad una ciambella "normale" (come la mia) ma a quelle ciambellone goduriose (tipicamente anni '60), che trasbordano quasi dallo stampo, ricoperte di zucchero e non spugnosette.
E quei meravigliosi disegni che ci sono sullo stampo: sono carini vero? Come faccio a farli venire bene in evidenza, piuttosto che vederli appena?
Spesso demordo in partenza e non faccio nemmeno la fatica di imburrare uno stampo a ciambella (stavolta ho utilizzato lo stampo Guardini offertomi come tester, che mi ha semplificato molto l'operazione di sformatura del dolce, ed ha avuto una resa perfetta sia per il materiale che per la pratica cerniera) ma vado sul comodo stampo rotondo senza buco. "Tanto il ciambellone non mi viene".
Oggi però mi sono messa d'impegno: non solo ho scelto una ricetta classica (aggiunta postuma: anche se di poco differente, mi ripropongo di provare la procedura trovata su il pasto nudo), ma ho seguito tutti i buoni consigli per ottenere una torta ben lievitata, nei quali mi sono spesso imbattuta.
Me ne manca solo uno: provare a sostituire una parte della farina con un amido, per conferire maggiore leggerezza al dolce.
In realtà potrebbe dipendere anche dalle dosi, che non sono proporzionate allo stampo: in questo caso, probabilmente, per ottenere una ciambella più alta dovrei aumentarle.
Nel frattempo ci mangiamo la torta, che brutta non è (tutto sommato ha un bel colore, non è vero?), ma purtroppo non è soffice e alta come la vorrei. Lo so che è un periodo che sono in fase autocritica, ma vi assicuro che è una critica costruttiva (che mi porta a fare, piuttosto che a non fare).
E anche per una semplice ciambella c'è da studiare, c'è poco da fare...

ciambella alla ricotta

ingredienti
  • ricotta freschissima, 200g
  • zucchero grezzo
  • farina autolievitante, 200g
  • uova, 2 grandi  
  • burro, 40g
  • latte parzialmente scremato, 40g
  • la buccia di un limone 
  • un pizzico di sale
preparazione

Montate gli albumi a neve fermissima con un pizzico di sale, quindi riponete in frigo, in un contenitore freddo.

Montate i tuorli con lo zucchero finché non sono bianchi e spumosi.
Unite quindi la ricotta e montate a crema.

Unite il latte a temperatura ambiente, la scorza del limone, infine la farina, e montate fino ad ottenere un composto liscio.
Unite delicatamente gli albumi in modo da non smontarli.

Imburrate uno stampo a ciambella (guardini Morgane) e infornate a 200° per 40 minuti (fate la prova stecchino).

lunedì 5 dicembre 2011

Torta di amaretti

torta di amaretti

C'era una torta di amaretti che mi ronzava in testa da giorni. Non ne avevo mai mangiata una, ma ne avevo in mente perfettamente la consistenza, il sapore, il profumo.
E sbadata come sono, avevo ultimamente comprato più volte gli amaretti, dimenticandomi ogni volta che lo avevo già fatto, quindi non mi restava che cominciare a consumarli massicciamente!
Volevo una torta lievitata, ma umida e bassa, e sul blog Passioni e Cucina ho letto visto una ricetta che sembrava fare al caso mio. Vi capita mai di vedere una foto e pensare "è lei!" prima ancora di leggere ingredienti e procedimento?
Stavolta è capitato così, e devo dire che la ricetta sotto riportata si avvicina molto all'idea che avevo in mente (forse metterei, per i miei gusti, un cucchiaio di zucchero in meno).

torta di amaretti

Ho apportato piccole modifiche, nelle dosi, nel tipo di farina, nel liquore utilizzato e nella scelta di decorare il bodo della torta con degli amaretti interi prima di infornarla, immergendoli nell'impasto: pensavo fossero visibili, una volta sformato il dolce, sulla superficie della torta, invece sono rimasti immersi nell'impasto ma sono una croccante sorpresa quando mordete il boccone. Insomma, mi è piaciuta!


ingredienti
  • farina autolievitante, 150g
  • amaretti, 200g
  • burro, 80g + quello per imburrare
  • zucchero, 4 cucchiai (circa 80g)
  • uova, 2 grandi
  • liquore amaretto, 1/4 di bicchiere 
  • sale, un pizzico
  • zucchero a velo per decorare
preparazione

Mettete nell'impastatrice con il gancio a frusta gli albumi ed un pizzico di sale. Montateli a neve fermissima, quindi trasferiteli in una ciocola fredda e riporli in frigo.

Mettete i tuorli nella stessa impastatrice e con lo stesso gancio (per non lavarlo!) e unite i 4 cucchiai di zucchero. Montate alla massima velocità.
Unite il burro ammorbidito e montate a crema.

Togliete dagli amaretti tanti quanti ne sono necessari per decorare il diametro della tortiera che avete scelto (io ne ho usata una da 27cm, Guardini Morgane) Ho messo anche un amaretto al centro dello stampo. Potete vedere l'amaretto intero nella foto della fetta, in basso a destra.

Mettete i rimanenti amaretti in una busta per alimenti e schiacciateli con un matterello fino a ridurli in polvere, anche se non troppo finemente.

Aggiungete nell'impastatrice il liquore, mentre continua a lavorare, quindi la farina, gli amaretti sbriciolati e amalgamate il tutto.

Imburrate una teglia di circa 26 cm di diametro. Come indicato sopra, disponete gli amaretti interi capovolti lungo tutto il perimetro e ponetene uno al centro.
Versate quindi l'impasto sulla raggiera di amaretti.

Infornate in forno ventilato preriscaldato a 200° per 15 minuti, e a 175° per altri 25 minuti.

Sfornate, capovolgete su una gratella, e fate raffreddare.
Servite cosparsa di zucchero a velo.

venerdì 11 novembre 2011

Torta al cocco e gocce, glassata al cioccolato fondente e mandorle lamellate

cuore glassato, con cocco e gocce

Questo cuore glassato, con cocco e gocce di cioccolato, doveva essere una normalissima torta da colazione da offire ad una collega venuta a trovarmi per lavoro.
Purtroppo non ho fatto in tempo a finirla per offrirgliela, ed invece, senza nemmeno sapere come, mi sono ritrovata a passare il post-pranzo glassandola con cioccolato fondente, a ricoprirne i bordi con mandorle lamellate, a farle piovere sopra cioccolato bianco in scaglie.
Non chiedetemi perché: non è festa, non è un occasione, e non ci sono chili in meno da festeggiare. La piccola giocava tranquilla sul tappeto, ed io armeggiavo in silenzio, cercando di sopravvivere ad un raffreddore fulminante che mi chiude il cervello proprio in questi giorni in cui le cose da fare sono tante ed io devo dare il meglio di me.

cuore glassato, con cocco e gocce

Lo stampo (offerto come tester) è della linea Guardini Alice, misura 25cm, ed è antiaderente. Si è sformato con estrema facilità, ed ha il bordo cannellato, perfetto anche nei casi in cui non venga ricoperto il bordo, dal momento che il dolce risulta esteticamente gradevole.

cuore glassato, al cocco e gocce

ingredienti
  • farina 00, 300g. 
  • burro, 100 g.
  • zucchero, 80 g.
  • latte, 100 ml (circa)
  • uova, 3 medie
  • gocce di cioccolato, 100 g.
  • cocco rapè, 80g
  • lievito per dolci, 1 bustina
  • liquore amaretto, 1 bicchierino abbondante

Per decorare:
  • cioccolato fondente 70%, 150g
  • burro, 70g
  • mandorle a lamelle
  • cioccolato bianco
preparazione

Sciogliete il burro e setacciate farina e lievito in una ciotola.

Montate il burro raffreddato e lo zucchero con le fruste, finchè non diventa bianco.

Unite i tuorli e continuate a montare.

Aggiungete la farina setacciata, il cocco e mescolate finché non diventa un composto spumoso ed omogeneo. Unire il latte a filo, quanto necessario a dare consistenza al composto senza che sia troppo molliccio.

Montate le chiare a neve ed unitele al composto delicatamente.

Preriscaldate il forno a 180°.

Infarinate le gocce di cioccolato in una ciotola, versando a pioggia un pizzico di farina finché le gocce non sono tutte bianche, versate poi nel composto (tralasciando la farina in eccesso) e mescolate rapidamente insieme al liquore. L'impasto deve risultare poco liquido.

Imburrate uno stampo da 24-26cm di diametro (qui uno stampo a cuore) e infornate per 45 minuti.

Sfornate, lasciate raffreddare.

Preparate la glassa al cioccolato e la decorazione.

Fondete in un pentolino il burro e il cioccolato a fuoco lentissimo, mescolando finché non sono entrambi sciolti ed omogenei. Unite, se volete, un pò di liquore.

Ponete la torta su una gratella per dolci, versate la glassa ancora bollente a filo, in modo da farla colare anche sui bordi, e ricoprite pazientemente con le mandorle a lamelle tutta la superficie.
Terminate con una grattuggiata di cioccolato bianco e lasciate raffreddare.
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E' per questo che ogni tanto latitiamo...